VOTO ◉ APPARIZIONE

Leggende
& Miracoli

Le storie che la Festa porta con sé da quattro secoli: apparizioni notturne, voti che reggono guerre e pandemie, croci che si imprimono sulle mani.

QUATTRO VOTI ◉ MIRACOLI DEL CORPO ◉ CREDENZE VIVE ◉ LEGGENDE MODERNE

La Festa di Sant'Efisio non è solo un calendario di riti: è una catena di storie raccontate che attraversano i secoli. Quattro voti pubblici, decine di miracoli minori, credenze popolari ancora vive nei vicoli di Stampace, leggende moderne che il Novecento ha scritto fra le bombe e una pandemia.

Questa pagina raccoglie quelle storie nella loro versione narrativa estesa, con le fonti che le custodiscono. Per le versioni brevi e il database completo dei fatti curiosi, vedi la pagina Curiosità; per la cronologia documentaria del culto, vedi la Storia.

◉ SEZIONE 1 ◉ APPARIZIONI STORICHE

I Quattro Voti

In meno di due secoli Cagliari stringe con Sant'Efisio quattro patti pubblici. Ogni volta è un'emergenza, ogni volta è una promessa che diventa rito perpetuo. Sono i quattro fili che tengono insieme la festa.

◉ I VOTO

◉ 1652 ◉ CAGLIARI ◉ LA PESTE BAROCCA

La Tartana Catalana

Una tartana proveniente dalla Catalogna, priva di patente di sanità, attracca al porto di Cagliari nell'11 luglio 1652. È lo stesso scenario che pochi anni prima il Manzoni avrebbe consegnato ai Promessi Sposi: una nave senza controlli, un porto inerme, la peste che si insinua per i vicoli.

La prima vittima illustre è il prelato Bernardo della Cabra, infettato secondo la tradizione da un ermellino donato da un altro vescovo. Il suo monumento funebre si trova ancora in cattedrale a Cagliari: è la pietra angolare del racconto.

La peste corre per tre anni. Quando arriva nel 1655 al cuore della città, la Municipalità di Cagliari fa la promessa: se Sant'Efisio fermerà l'epidemia, ogni 1° maggio porteremo il suo simulacro fino a Nora, sul luogo del martirio. La peste si ferma. Il primo voto è sciolto nel 1657, e da allora non si è mai più interrotto.

◉ NICOLETTA BAZZANO, 2017

Lo studio di Nicoletta Bazzano (Chronica Nova, 43, 2017) ha mostrato che prima della peste Efisio era una figura minore del pantheon cagliaritano: a contendersi il primato erano San Saturnino, San Lucifero, San Giorgio di Suelli, San Salvatore da Horta. È l'irrompere della peste barocca a promuovere il martire di Nora a protettore assoluto, in un meccanismo parallelo a quello di santa Rosalia a Palermo.

FONTE: Bazzano 2017 · Cathopedia · documentazione municipale Stampace

◉ II VOTO

◉ 1721 ◉ PORTICO BOLOGNA ◉ IL SOGNO DEL VICERÉ

Saint-Rémy nel Buio

Il Trattato di Londra del 1718 consegna la Sardegna ai Savoia. Il barone Saint-Rémy entra a Cagliari come primo viceré nel settembre 1720. È un'occupazione fragile: la città è ostile, le campagne ancora più, e qualcuno parla di un piano per avvelenare i pozzi pubblici.

La tradizione racconta che una notte del 1721 Sant'Efisio appare in sogno al viceré, sotto il portico Bologna (oggi il portico Cristo, in via Manno). Si presenta come un soldato romano e gli rivela il complotto. Saint-Rémy fa allertare i pozzi prima che il veleno arrivi al popolo: la città è salva.

Da quell'episodio nasce la processione del Giovedì santo alle Sette Chiese, che la Confraternita compie ogni anno con il simulacro vestito a lutto. È il secondo voto, e il primo a essere fatto da un'autorità civile sabauda al santo della città vecchia.

FONTE: tradizione orale e devozionale cagliaritana · diretta storica TV 1° maggio 2026 (Antonello Angioni)

◉ III VOTO

◉ 1793 ◉ FLOTTA TRUGUET ◉ LA TEMPESTA SUL MARE

«Sancti Ephysii Spara Gallici Furoris»

Nel gennaio 1793 una flotta di venti navi da guerra francesi, agli ordini dell'ammiraglio Truguet, punta su Cagliari per esportare la rivoluzione fino al Mediterraneo meridionale. È il momento più pericoloso che la città abbia conosciuto dopo la peste.

Il 26 febbraio 1793 i francesi bombardano Cagliari. Le truppe sbarcate a Quartu Sant'Elena vengono respinte dalle milizie popolari guidate da Girolamo Pitzolo. In mare, una tempesta improvvisa disperde la flotta nemica: per la città è Sant'Efisio che ha alzato il vento.

Una lapide cittadina ricorda l'evento con la formula latina «Sancti Ephysii spara Gallici furoris», "i flutti di Sant'Efisio contro la furia gallica". Da quel voto nasce la processione del Lunedì dell'Angelo (Pasquetta), durante la quale i buoi del cocchio ricevono ancora oggi la benedizione mattutina davanti alla cattedrale.

FONTE: lapide commemorativa cittadina · curiosità n. 189 del nostro database · diretta storica TV 1° maggio 2026 (Antonello Angioni)

◉ IV VOTO

◉ 1816 ◉ GIORGINO ◉ IL VOTO DI UN PADRE

Il Conte Ciarella e il Mare

A differenza dei tre precedenti, il quarto voto non è della città: è di una sola famiglia. Il Conte Michele Ciarella, dopo aver perso in mare moglie e figli, fa nel 1816 una promessa privata che dura fino a oggi: ogni 1° maggio Sant'Efisio sarà accolto nella corte dei Conti Ballero a Giorgino, all'ingresso della laguna, dove avviene il cambio degli ori e del cocchio prima del lungo cammino verso Sarroch.

È a Giorgino che il santo lascia la versione «di gala» — aureola e palma d'oro, gioielli votivi — per indossare la versione «di campagna», con corrispettivi in argento e cocchio settecentesco restaurato. Mauro Dadea ha letto in questo cambio una sopravvivenza mediterranea: la nesos argyrópolis, l'isola d'argento della tradizione fenicia, che riemerge nella ritualità sarda come pellegrinaggio dall'oro all'argento.

La famiglia Ballero, discendente diretta del Ciarella, custodisce ancora la promessa. Il voto del 1816 è il segno che a Cagliari il rapporto col santo non è solo civico o liturgico: è anche genealogico, lo si eredita nei testamenti.

FONTE: Cagliaripad — Speciale 370ª Festa di Sant'Efisio (2026), a cura di G. Dessì · M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, Capoterra 2008

◉ SEZIONE 2 ◉ AGIOGRAFIA

I Miracoli del Corpo del Santo

Prima di diventare patrono di una città, Efisio è il protagonista di una Passio bizantina ricca di prodigi sul suo corpo. Sono i miracoli più antichi del culto, custoditi nel Codex Vaticano Latino 6453 (XII secolo, derivato dalla seconda leggenda di San Procopio): croci che si imprimono sulla carne, immagini che appaiono senza intervento umano, ferite che si rimarginano sotto la tortura.

◉ STIGMA

◉ ANTIOCHIA ◉ LA PRIMA APPARIZIONE

La Croce Impressa sulla Mano

Nel racconto della Passio, Efisio è un giovane ufficiale dell'esercito imperiale di stanza ad Antiochia, ancora pagano. Durante una battaglia gli appare in cielo una croce di cristallo: nello stesso istante una croce identica si imprime sul palmo della sua mano destra, come un sigillo di carne. È la prima conversione del santo, la prima volta che il suo corpo diventa scrittura.

Spie linguistiche dell'origine bizantina del racconto sono due appellativi greci sopravvissuti nel testo latino: stratilates (στρατηλάτης, comandante dei limitanei) attribuito a Efisio, e eunuchus cubicularius per l'angelo che gli appare in battaglia. Lo stratilates è una carica amministrativa attestata dal IV secolo nella Sardegna bizantina, al pari del magister militum Africae.

FONTE: Cod. Vat. Lat. 6453, cc. 201-208 (XII sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana · ed. Analecta Bollandiana III (1884), pp. 362-377

◉ ACHEROPITE

◉ GAETA ◉ IL FABBRO E LE TRE IMMAGINI

Le Tre Immagini Non Dipinte da Mano d'Uomo

Dopo la conversione, Efisio si reca a Gaeta e commissiona all'artigiano Joannes una croce d'oro e argento identica a quella miracolosamente impressa sul palmo della sua mano. Quando l'artigiano la realizza, sulla superficie compaiono tre volti divini non fatti da mano umana (in greco acheropita): in alto Emanuel, a sinistra Gabriel, a destra Michael.

L'artigiano terrorizzato tenta di distruggerle ma non ci riesce: «perterritus crucem et eius imagines destruere laboravit; sed minime quod voluit perficere valuit, quia Dei voluntati contraire non potuit». Le immagini non si possono cancellare perché non si può contrariare la volontà di Dio.

◉ COSA CI DICE QUESTO PASSAGGIO

L'episodio delle acheropite è la spia di una redazione in età medio-bizantina (VIII-IX sec.): fu letto al II Concilio di Nicea (787) come argomento iconodulo contro la distruzione delle immagini sacre durante la controversia iconoclasta. La scena del fabbro che non riesce a cancellare i volti è, in trasparenza, una difesa del culto delle icone.

FONTE: Cod. Vat. Lat. 6453 · H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Paris 1909

◉ TORTURA

◉ STAMPACE ◉ LA CRIPTA-CARCERE

Le Ferite che si Rimarginavano

Sotto la chiesa di Sant'Efisio a Stampace, sette metri sotto il livello strada, si apre una grotta calcarea di età punica e romana, riutilizzata in epoca paleocristiana come luogo di culto. La devozione popolare la identifica con il carcere dove Efisio trascorse gli ultimi giorni prima di essere condotto a Nora per la decapitazione.

La Passio racconta di flagellazioni, bastonature, bruciature con tizzoni ardenti inflitte al santo durante la prigionia: ogni volta le ferite si rimarginavano, costringendo i carnefici a ricominciare. Nella cripta cagliaritana è ancora presente una colonna in marmo identificata dalla tradizione come «la colonna del martirio», con un anello metallico cui sarebbe stata agganciata la catena del prigioniero.

È l'oggetto-feticcio più toccante dell'intero santuario: un dettaglio fisico, materiale, che per i pellegrini chiude il cerchio fra leggenda e luogo. Non c'è verifica archeologica: c'è la pietra, e c'è il gesto ripetuto da quattro secoli di chi la tocca.

FONTE: Passio Sancti Ephysii (BHL 2567) · Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, 2011

◉ ANGELO

◉ FIUME TIRSO ◉ L'ULTIMA APPARIZIONE

L'Angelo sulle Acque del Tirso

Mentre lo conducono incatenato verso Nora per l'esecuzione, Efisio attraversa la Sardegna interna. La tradizione racconta che presso il fiume Tirso gli appare per l'ultima volta un angelo, lo stesso eunuchus cubicularius che lo aveva accompagnato in battaglia ad Antiochia. Gli rivela il giorno e il luogo del martirio e gli promette la corona eterna.

È l'episodio meno raffigurato della Passio e tuttavia uno dei più antichi: chiude la simmetria del racconto. La prima apparizione angelica trasformava il pagano in soldato di Cristo; l'ultima trasforma il prigioniero in martire consapevole. Fra le due, una croce di carne sul palmo destro e tre immagini non fatte da mano d'uomo.

FONTE: Passio Sancti Ephysii (BHL 2567) · richiamo nelle FAQ di /la-storia

◉ SEZIONE 3 ◉ ETNOGRAFIA URBANA

Le Credenze Vive di Stampace

Le leggende che la città di Cagliari ancora racconta a se stessa, nei vicoli di Stampace e nei gesti dei pastori. Non sono dogmi e nessuno le scrive in un libro: si trasmettono per voce, in famiglia, fra mandriani, fra vicini di balcone. Sopravvivono perché qualcuno le ripete ogni anno.

◉ CRIPTA

◉ STAMPACE ◉ LACRIME DI ROCCIA

Le Pietre che Piangono

All'avvicinarsi della Festa, dicono nei vicoli di Stampace, la roccia della cripta-carcere comincia a sudare. Sulle pareti compare un'acqua opaca che nessun idrologo ha mai spiegato del tutto. La gente del quartiere la chiama «lacrime delle pietre»: la roccia che soffre il ricordo delle torture.

È la stessa cripta dove la Passio colloca le flagellazioni e dove la colonna porta ancora l'anello della catena. Per quattro secoli i pellegrini sono scesi a toccarla, e per quattro secoli qualcuno ha giurato che la pietra fosse umida.

FONTE: devozione popolare cagliaritana

◉ ANIMALI

◉ MANDRIANI ◉ IL TORPORE MISTICO

I Buoi che si Calmano

Qualsiasi mandriano sardo ti racconterà la stessa cosa. Animali notoriamente refrattari e irrequieti ai clamori della folla, alla musica delle launeddas, agli spari di fucile dei miliziani: appena vengono aggiogati al cocchio del santo si piegano a un torpore innaturale per tutto il tragitto.

Gli addestratori parlano di mesi di abituazione controllata. La tradizione popolare parla di Sant'Efisio. In ogni caso, il loro comportamento resta pacato in modo inconsueto rispetto a qualsiasi altra circostanza della loro vita di buoi.

CREDENZA: universalmente attestata fra i pastori sardi

◉ STATUA XVI

◉ STAMPACE ◉ L'IMPERFEZIONE SACRA

Sant'Efis Sballiau

La statua più antica di Sant'Efisio a Stampace, del XVI secolo, ha una particolarità che il quartiere ha trasformato in soprannome affettuoso. Lo scultore incise le stigmate del martirio sulla mano sinistra invece che sulla destra, contrariamente a tutta la tradizione iconografica. Un errore di lavorazione, o una scelta deliberata di cui si è perso il senso.

Stampace l'ha presa così com'è e l'ha chiamata «Sant'Efis Sballiau», Sant'Efisio Sbagliato. Non viene mai portata in processione: resta dentro la chiesa, custodita come l'imperfezione che la comunità ha deciso di amare.

CONSERVATA: chiesa di Sant'Efisio, Stampace, Cagliari

◉ MALASORTE

◉ FINESTRE CHIUSE ◉ ANNO INTERO

S'Indaju

Cagliari è una città superstiziosa per natura. L'usanza, ancora vivissima a Stampace, vuole che chi abita su una facciata che dà sul percorso del cocchio non possa, il 1° maggio, voltare le spalle al santo né lasciare le finestre chiuse. Sarebbe «s'indaju», malasorte profonda, per tutto l'anno solare successivo.

La credenza è così radicata che molti abitanti del quartiere non programmano viaggi per il 1° maggio. Restare alla finestra è un modo di non interrompere il patto: il santo passa, tu lo guardi, e le cose dell'anno tornano al loro posto.

ANCORA VIVA: quartiere Stampace, Cagliari

◉ MEDITERRANEO

◉ GIORGINO ◉ DALL'ORO ALL'ARGENTO

Argyrópolis Nesos — l'Isola d'Argento

Lo storico Mauro Dadea, nelle dirette del 1° maggio 2026, ha proposto una lettura simbolica del cambio rituale che avviene a Giorgino. All'ingresso della laguna il santo lascia gli ori del corteo cittadino — aureola, palma, gioielli votivi — e indossa i loro corrispettivi in argento. Il cocchio barocco resta a Cagliari; sulla pista verso Sarroch lo sostituisce il «cocchio di campagna», un carro settecentesco restaurato dai devoti.

Non è una semplice questione pratica. Per la tradizione fenicia mediterranea, la Sardegna era argyrópolis nesos, "l'isola d'argento", per la ricchezza dei giacimenti del Sulcis e dell'Iglesiente. Il pellegrinaggio annuale dall'oro all'argento, da Cagliari verso il sud minerario, sarebbe la sopravvivenza ritualizzata di una geografia economica antica di tremila anni.

È una lettura forte, non incontrovertibile, che però spiega perché il cambio di Giorgino sia sentito a Cagliari come un passaggio di soglia e non come un dettaglio di guardaroba. Si esce dalla città dell'oro per entrare nell'isola dell'argento.

FONTE: Mauro Dadea, storico, in diretta TV 1° maggio 2026 · M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, Capoterra 2008

◉ SEZIONE 4 ◉ NOVECENTO E OLTRE

Quando il Voto Sopravvive a Tutto

Le leggende moderne della Festa non parlano più di angeli e immagini acheropite: parlano di furgoni che partono lo stesso. Il cocchio dorato non c'è, e il santo arriva a Nora comunque. È diventata la prova narrativa più recente del culto: il voto si scioglie sempre, in qualche modo. Il cocchio ha già cambiato forma cinque volte in centodieci anni.

◉ 1916-18

◉ GRANDE GUERRA ◉ PRIMA SOSPENSIONE

Le Edizioni di Guerra

Per tre anni di seguito, fra il 1916 e il 1918, la Grande Guerra impone una versione ridotta della processione. Il cocchio non esce, i miliziani sono al fronte, le campagne sarde sono spopolate. Il santo raggiunge Nora con un corteo essenziale e il voto si scioglie comunque. È la prima delle cinque edizioni eccezionali documentate del Novecento.

FONTE: cfr. la-storia, sezione «quando il cocchio cambia forma»

◉ 1943

◉ BOMBARDAMENTI ALLEATI ◉ FURGONCINO DEL LATTE

Il Furgoncino Gorini fra le Macerie

Il 2 maggio 1943 Cagliari è una città devastata. I bombardamenti alleati di febbraio-maggio hanno sventrato Stampace, Castello, Marina. La Festa, formalmente, non si potrebbe fare. Si fa lo stesso. Il simulacro viene adagiato sul pianale di un furgoncino del latte della ditta Gorini — il dettaglio è precisato dagli studi LUDiCa dell'Università di Cagliari, prima si parlava genericamente di «furgoncino».

L'Unione Sarda del 2 maggio 1943 titola: «La partenza di Sant'Efisio nell'austero clima di Cagliari, martoriata dalla malvagità del nemico». È la cronaca di un voto che attraversa la guerra come un atto di resistenza civile, non una semplice processione.

L'Alter Nos del 1943, Marino Cao, è il nonno di Marzia Cilloccu, terza donna nominata Alter Nos in 369 anni di Festa: una linea genealogica che attraversa il Novecento come una cordata.

FONTE: L'Unione Sarda, 2 maggio 1943 · LUDiCa UniCa, ricerca documentaria · /alter-nos

◉ 2020-21

◉ COVID-19 ◉ CABINATO TRASPARENTE DELLA CROCE ROSSA

L'Atto di Affidamento e il Cabinato

Il 16 marzo 2020, in piena pandemia, l'Arcivescovo di Cagliari Mons. Giuseppe Baturi celebra a Stampace un Atto di Affidamento a Sant'Efisio: parallelo storico diretto del voto del 1652, scritto in piena emergenza sanitaria. Cagliari ripete il gesto della peste, sapendo di ripeterlo.

Il 1° maggio 2020 e 2021 Sant'Efisio raggiunge Nora a bordo di un cabinato trasparente messo a disposizione dalla Croce Rossa, senza pubblico, senza tracas, senza ramadura. Le strade sono vuote, le campane suonano comunque. Il voto è sciolto.

Lo stesso cabinato torna nel 2026, sei anni dopo, per la 370ª edizione: la dermatite bovina ha messo in quarantena i buoi del cocchio e il santo viaggia di nuovo su mezzo sostitutivo. La leggenda si autoaggiorna in tempo reale: ciò che era emergenza pandemica diventa precedente operativo per un'emergenza zootecnica. Il cabinato è già patrimonio.

FONTE: /la-storia · /programma-2026

◉ 2020

◉ LOCKDOWN ◉ SANT'ANNA

La Saramadura Clandestina

La leggenda moderna più recente non riguarda i carri o i mezzi militari. Riguarda due donne. Davanti alla chiesa di Sant'Anna a Cagliari, nel maggio del lockdown, la poetessa Anna Cristina Serra e un'amica escono di casa di nascosto e spargono petali di rosa sulla strada al passaggio del cabinato della Croce Rossa. Una saramadura clandestina di poche persone, in una città silenziosa.

Le riprese televisive di Videolina inquadrano per un istante una mano sui petali. I figli della poetessa, davanti al televisore, riconoscono la mano della madre e la rimproverano: «Cosa hai fatto? Ma non sai che non si può uscire?». È la devozione che si fa disobbedienza civile, e che diventa subito leggenda.

FONTE: Anna Cristina Serra, poetessa, in diretta TV 2 maggio 2026

◉ SEZIONE 5 ◉ COSA CI DICONO QUESTE STORIE

Una Cornice Critica

Le leggende non si valutano una per una: si guardano insieme, per capire come Cagliari ha costruito intorno a Efisio un dispositivo culturale stabile e adattivo. Tre coordinate aiutano a leggerle.

◉ TIPOLOGIA

Il Santo Guerriero che Salva la Città

Sant'Efisio appartiene a una tipologia agiografica precisa, comune all'intero Mediterraneo tardoantico: il soldato romano che si converte e diventa martire, capace post mortem di proteggere una città intera dalla peste o dall'invasione. Procopio di Palestina, Giorgio di Cappadocia, Maurizio di Tebaide, Sebastiano: la galleria dei santi militari è larga, ma a Cagliari è Efisio che diventa marker identitario assoluto, perché la peste del 1652 trasforma una figura minore in protettore civico.

◉ COMPARATISTICA

Cagliari ↔ Palermo

Lo studio di Nicoletta Bazzano in Chronica Nova 43 (2017) ha mostrato il parallelo perfetto fra Sant'Efisio a Cagliari e Santa Rosalia a Palermo: due città della Monarchia spagnola, due peste barocche, due culti minori promossi a patrocinio cittadino esclusivo nel giro di pochi anni. Il dispositivo è lo stesso, e la regia è in larga parte della Compagnia di Gesù, attiva in entrambe le città. Le leggende efisiane vanno lette dentro questo contesto controriformistico, non come folklore isolato sardo.

◉ SOPRAVVIVENZE

Sotto il Cristianesimo, le Acque

Sotto la Festa, in più punti, affiorano sopravvivenze pre-cristiane. Pier Giorgio Spanu nei Martyria Sardiniae ha mostrato come molti santuari dei martiri sardi insistano su luoghi di culto antecedenti — sorgenti, grotte, capisaldi viari. La stessa cripta-carcere di Stampace è una cavità calcarea fenicio-punica riutilizzata. La lettura di Mauro Dadea sulla nesos argyrópolis va in questa direzione: la geografia simbolica del pellegrinaggio (oro a Cagliari, argento verso il Sulcis) ricalca un'architettura economica di tremila anni più antica del santo.

◉ UN AVVERTIMENTO METODOLOGICO

Distinguere fra leggenda (racconto tradizionale che la comunità riconosce come tale, come il torpore dei buoi o le pietre che piangono), miracolo agiografico (episodio della Passio medio-bizantina, leggibile come dispositivo teologico), voto storico (atto pubblico documentato, come il 1652 o il 1793) e aneddoto contemporaneo (Cagliari del 1943, Anna Cristina Serra nel 2020) è un esercizio necessario, non un'incoerenza. Sono quattro registri diversi che convivono nella stessa Festa, ed è la loro convivenza a tenere il culto vivo per quattro secoli.

Fonti e Bibliografia

I contenuti agiografici, iconografici e storici di questa pagina sono tratti da fonti accademiche peer-reviewed. Riferimenti essenziali:

  • A. Virdis, Sant'Efisio: il culto, la leggenda e le immagini nel Medioevo, fra la Sardegna e Pisa, in «L'agiografia sarda antica e medievale» (a cura di A. Piras, D. Artizzu), PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 453-476.
  • G. Fois, Passio Ephysii (BHL 2567), in «Passiones martyrum Sardiniae», Corpus Christianorum Continuatio Mediaevalis 279, Turnhout (in uscita).
  • P.G. Spanu, Martyria Sardiniae. I santuari dei martiri sardi, Oristano 2000.
  • R. Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, Edizioni AV, Cagliari 2011 — saggi di E. Pinna (devozione e itinerario) e N. Usai (schede storico-artistiche di 16 chiese del percorso).
  • N. Bazzano, Efisio Martire. Il culto di un santo nella Sardegna spagnola, in «Chronica Nova», vol. 43, Universidad de Granada 2017, pp. 85-108 — peer-reviewed; lettura della genesi barocca del culto come risposta alla peste del 1652, con comparazione fra Cagliari e Palermo (santa Rosalia).
  • H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Paris 1909.
  • M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, grafica di M. Frau, Capoterra 2008 — saggio storico-antropologico illustrato sul cerimoniale processionale e sulle famiglie storiche legate al cocchio (Lecca, Bolla, Ballero).
  • ICCD, Scheda di catalogo OA n. 00071459 — Statua di Sant'Efisio di Giuseppe Antonio Lonis (1764), Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, MiBACT (recepisce A. Virdis 2013 sui documenti di pagamento; restauro 1997 G. Malorgio).
  • S. Weppelmann, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011.
  • Cod. Vat. Lat. 6453, cc. 201-208 (XII sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana — edito in «Analecta Bollandiana» III (1884), pp. 362-377.

Fonti contemporanee e divulgative:

  • Cagliaripad (a cura di G. Dessì), Speciale 370ª Festa di Sant'Efisio, Cagliari 2026, 20 pp. — fonte primaria per le citazioni dell'Alter Nos 2026 Giovanni Porrà e dei suoi predecessori (Mura, Ena, Cilloccu) e per la storia del voto di Giorgino. Sfogliabile online.

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