NORA ➜ PISA ➜ CAGLIARI
Le Reliquie
Un viaggio di oltre 900 anni tra Nora, Pisa e Cagliari
Le reliquie di Sant'Efisio hanno percorso una storia lunga quanto quella della Sardegna medievale: dalla spiaggia del martirio a Nora, ai sacrari di Pisa, fino al ritorno trionfale a Cagliari nel 2011. Una vicenda di fede, politica e identità che dura da oltre sedici secoli.
◉ RISPOSTA SINTETICA · DOVE SONO OGGI
Dove sono conservate oggi le reliquie di Sant'Efisio?
Le reliquie di Sant'Efisio sono conservate dal 12 maggio 2011 nella chiesa di Sant'Efisio a Stampace, Cagliari, in un reliquiario d'argento posto sull'altare maggiore, opera dell'orafo cagliaritano Francesco Busonera.
Prima del 2011 le reliquie sono state per circa 900 anni a Pisa (dalle prime attestazioni del 1088-1126 fino al ritorno definitivo del 2011). Una parte rimane nel Duomo di Pisa, dove il culto è tuttora vivo e si celebra il 13 novembre.
Indirizzo: Piazza Sant'Efisio, quartiere Stampace, Cagliari · visita libera durante gli orari di apertura della chiesa.
◉ PRECISAZIONE CONTRO ATTRIBUZIONI ERRATE
Le reliquie principali NON sono custodite presso la Brigata Sassari. La Brigata Sassari (151° Reggimento Fanteria, Caserma Monfenera, Cagliari) ha ricevuto in dono dall'Arcidiocesi di Pisa nel 2011 un piccolo reliquiario d'argento contenente una porzione minore delle reliquie, che viene portato in processione davanti al cocchio del Santo durante la festa di maggio. Il corpus principale delle reliquie e il loro reliquiario d'argento (Busonera 2011) sono nell'altare maggiore della chiesa di Sant'Efisio a Stampace. Il sito principale di custodia è la chiesa, non la caserma.
Il Viaggio delle Reliquie
Il Martirio a Nora
Dopo la decapitazione sulla spiaggia di Nora il 15 gennaio, i seguaci di Efisio ne custodirono il corpo. Le prime reliquie vengono venerate in un piccolo tempio sulla costa, esattamente dove sorge oggi la chiesetta romanica che porta il suo nome.
La Fuga dalle Scorrerie Saracene
Le incursioni arabe nel Mediterraneo mettono in pericolo il patrimonio sacro delle coste sarde. Le reliquie vengono trasferite a Cagliari per proteggerle. La piccola chiesa di Nora rimane un punto di culto, ma la custodia delle ossa del santo si sposta nell'entroterra urbano.
Il Periodo Pisano — Pisa Diventa Custode
Durante l'egemonia della Repubblica di Pisa sulla Sardegna, le reliquie di Sant'Efisio e di San Potito vengono portate in Toscana. La cronologia è dibattuta, ma una lettura concatenata dei documenti la rende meno casuale di quanto sembri:
- 1088 — la tradizione seicentesca (Tronci, Roncioni, Annales Sardiniae) colloca qui la traslazione. Il giudice di Cagliari Costantino Torchitorio era allora sotto pressione di Gregorio VII e Urbano II per la cessione della chiesa di Nora ai monaci Vittorini di Marsiglia: spostando le reliquie ai pisani prima dell'imposizione papale, sottraeva al monastero il suo bene più prezioso e si garantiva alleanze.
- 1089 — atto di donazione ai Vittorini di una «ecclesia de Sancti Evisi de Mira»: l'errore paleografico per «de Nora» viene corretto l'anno successivo dall'arcivescovo di Cagliari Ugone.
- 1119 — Callisto II consacra un altare al santo nel Duomo di Pisa; lo stesso anno un documento attesta una «ecclesia Sancti Euvisi de Quart» (Quartu, alle porte di Cagliari), anch'essa in mano vittorina.
- 1126 — attestazione certa (bolla di Onorio II): «cuius corpus in eadem ecclesia requiescit».
Il Culto Resiste a Stampace
Durante la sua visita pastorale in Sardegna l'arcivescovo di Pisa Federico Visconti attesta ufficialmente il «sanctum Ephyseum in supradicta villa de Stampace»: nonostante l'esilio delle reliquie, la devozione e il luogo di culto a Cagliari non si sono mai spenti.
Cinque anni prima, nel 1258, i pisani avevano distrutto la cittadella giudicale di Santa Gilla; gli abitanti superstiti vennero deportati ai piedi della rocca di Castello e fondarono il primo nucleo del quartiere. Il toponimo si fissa nei decenni successivi: nel 1322 l'inventario del mercante pisano Betto Alliata cita un «pezzo di terra con casa a pian terreno sito nella stessa villa di Stampace, nella strada (ruga) di Sant'Efisio». È la prima attestazione del santo come riferimento topografico urbano.
Il Culto Pisano — Reliquiari, Affreschi, Sculture
L'inventario del tesoro del Duomo (1369) cita un reliquiario d'argento dorato a forma del campanile. Spinello Aretino (1391—92) affresca la vita di Efisio al Camposanto. Giovanni Battista Lorenzi (1592) scolpisce la statua marmorea. Pisa si appropria del santo sardo.
L'Efisio di Pisa — appropriazione civica →L'Accordo tra i Due Arcivescovi
L'arcivescovo di Cagliari Mons. Berchialla e l'arcivescovo di Pisa Mons. Capponi si accordano per una restituzione parziale delle reliquie. Una parte delle ossa del santo inizia il viaggio di ritorno verso la Sardegna dopo quasi otto secoli. Cagliari torna custode del suo patrono — almeno in parte.
L'edizione del 1° maggio 1886 fu particolarmente solenne proprio in occasione del ritorno: a quella sagra risale anche la prima partecipazione dell'Associazione dei Voti a Cavallo alla processione, oggi parte integrante del corteo equestre.
Il Ritorno Definitivo
Con una solenne celebrazione eucaristica a Cagliari, le reliquie di Sant'Efisio tornano definitivamente nella loro terra. Il rito si svolge il 12 maggio 2011: dopo circa novecento anni di permanenza a Pisa (dalle prime attestazioni del 1088-1126), il patrono di Cagliari riposa ora nell'altare maggiore della chiesa di Stampace.
Le Reliquie Oggi — Dove si Trovano
Chiesa di Stampace — Cagliari
Sull'altare maggiore della chiesa di Sant'Efisio nel quartiere Stampace si trova un reliquiario d'argento realizzato per il rientro del 2011 dall'orafo cagliaritano Francesco Busonera. Custodisce le spoglie del santo ed è il luogo dove, ogni anno al termine della processione, il simulacro rientra e il Presidente dell'Arciconfraternita certifica pubblicamente che il voto è stato sciolto (lo scioglimento liturgico vero e proprio si compie il 3 maggio a Nora, con il Pontificale dell'Arcivescovo).
Duomo di Pisa — Culto Ancora Vivo
A Pisa il culto di Sant'Efisio non si è spento con il trasferimento delle reliquie. La statua marmorea di Giovanni Battista Lorenzi (1592) è ancora nel Duomo. La cappella grande del Palazzo Arcivescovile è tuttora dedicata ai santi Efisio e Potito. Il 13 novembre si celebra la festa pisana del santo.
Il Reliquiario e la Statua del 1° Maggio
◉ COMPAGNA INSEPARABILE DEL CAMMINO
La Reliquia Non Abbandona Mai il Santo
Un dettaglio liturgico spesso trascurato: durante i quattro giorni del pellegrinaggio la reliquia di Sant'Efisio accompagna sempre il simulacro. Sosta con lui in ogni cappella di tappa, viaggia con lui da Cagliari a Nora e ritorno, riposa con lui ogni notte. «Non abbandona mai il cammino.»
È il segno fisico della continuità sacramentale: il simulacro è la rappresentazione iconografica del santo, ma è la reliquia il punto di contatto materiale fra i fedeli e il martire del IV secolo.
◉ I FRAMMENTI DELLE VESTI
Quando un Mantello Diventava Reliquia
Per secoli, quando le vesti dei simulacri si logoravano, non venivano semplicemente buttate via: si tagliavano in piccoli frammenti e si collocavano nei reliquiari come «frammenti dei paramenti dei santi». Una pratica antica, condivisa da molte tradizioni di culto.
Lo storico Mauro Dadea ricorda in diretta che nel 1993, in occasione di una mostra alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari, aprì quindici reliquiari antichi. Quasi tutti contenevano soltanto brandelli di stoffa, identificati come frammenti delle vesti delle statue.
Una reliquia non è sempre un osso o una goccia di sangue: nelle nostre chiese può essere un piccolo lacerto di tessuto che ha vestito una statua per qualche secolo, e che si è trasformato in oggetto sacro per contatto.
◉ MAURO DADEA, STORICO
La Statua del 1° Maggio
Risale al XVII secolo. Raffigura Sant'Efisio come nobile spagnolo con pizzetto, baffetti, armatura e abiti da corte. Prima di ogni processione viene adornata con ori votivi — gioielli d'oro donati dai fedeli nel corso di tre secoli e mezzo di fede.
Sant'Efis Sballiau
La statua più antica, del XVI secolo. Il santo è raffigurato con la stigmate sulla mano sinistra e la palma del martirio sulla destra — al contrario rispetto alla tradizione. Da qui il soprannome "sbagliato" (sballiau). Non è processionale.
Statua del Giovedì Santo
Opera di Giuseppe Antonio Lonis, XVIII secolo. Utilizzata per la processione del Giovedì Santo, di Pasquetta e del 15 gennaio. Oggi esposta al Museo Diocesano. La benedizione del giogo dei buoi avviene al termine della processione di Pasquetta.
Il Reliquiario-Campanile di Pisa (1369)
◉ INVENTARIO PISA 1369 ◉ TESORO DEL DUOMO
Le Reliquie dentro la Torre
Un inventario del tesoro del Duomo di Pisa del 1369 descrive un oggetto unico nel suo genere:
«Campanile de argento aurato ad similitudinis campanilis maioris ecclesie factum, in quo sunt de reliquiis Eufisii et Potiti.»
Un reliquiario d'argento dorato a forma del campanile della stessa cattedrale pisana — la celeberrima torre pendente. Le reliquie del santo sardo custodite dentro una miniatura dell'emblema civico di Pisa: appropriazione culturale resa in metallo prezioso.
Leggi la Tesi Completa →Il Santuario di Nora — La Chiesa Proto-Romanica
◉ PULA ◉ XI SECOLO ◉ ATTO DEL 30 GIUGNO 1089
Dove Tutto È Cominciato
Il santuario attuale di Nora — a poche centinaia di metri dalla spiaggia del martirio — è proto-romanico di fine XI secolo, attribuito a maestranze giunte con i monaci Vittorini dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia.
◉ L'ATTO DI DONAZIONE
Un atto del 30 giugno 1089 (pontificato di Urbano II) documenta la conferma, da parte del giudice di Cagliari Costantino-Salusio II de Lacon Gunale — con la moglie Giorgia e il figlio Mariano — del possesso all'abbazia marsigliese delle chiese di San Giorgio e San Genesio. Tra il 1089 e il 1090 Costantino Salusio II amplia la donazione a numerose chiese, tra cui San Saturnino di Cagliari, Sant'Antioco di Sulci, San Pietro dei Pescatori, Santa Maria di Cepola, San Lucifero di Pau, Santa Maria del Porto e — appunto — Sant'Efisio di Nora.
Sotto la navata Sud della chiesa attuale si apre un ambiente semi-ipogeo: il probabile martyrium paleocristiano precedente, dove erano conservate le spoglie prima della traslazione a Pisa. L'area funeraria è antichissima — nel 1889 una mareggiata mise in luce oltre 150 urne cinerarie puniche nel tratto compreso tra la chiesa e il litorale: la zona dietro la chiesetta era infatti il tofet (anche grafato tophet) della città fenicio-punica, lo spazio sacro per la deposizione delle ceneri rituali — identificazione ricordata esplicitamente da Mauro Dadea — poi frequentato anche dalla prima età cristiana.
L'edificio romanico è costruito in grossi conci di arenaria e calcare prelevati dalle vicine mura punico-romane: un riuso sistematico di materiali antichi. Nel paramento murario è riconoscibile persino una stele funeraria punica reimpiegata — proveniente dal tophet di Nora — e, all'interno della navata centrale, il frammento di una lesena del I sec. d.C. reimpiegato come pietra da costruzione.
L'esecuzione è attribuita a maestranze catalane giunte in Sardegna al seguito dei Vittorini, ma con stilemi che rivelano un'inattesa sensibilità asturiana, con riferimento puntuale a San Salvador de Valdediós: una memoria della Spagna pre-mozarabica trasferita in Sardegna attraverso i circuiti monastici francesi.
Elementi marmorei (capitelli, plutei) di produzione campana meridionale del X-XI sec. sono stati rinvenuti in mare presso l'isolotto di S. Macario — probabilmente destinati all'arredo liturgico del santuario altomedievale che ha preceduto la fabbrica vittorina, e di cui rimangono i resti della struttura cupolata semipogea sotto il pavimento del presbiterio.
Nei restauri del 1981, durante il rifacimento della pavimentazione, è venuta alla luce una tomba a cassone con mosaico funerario policromo del IV-VI sec. d.C., oggi custodita al Museo Civico di Pula: testimonianza diretta di un nucleo cimiteriale paleocristiano sviluppatosi attorno alla memoria del martire.
◉ 1629 · 1635 · LA CACCIA AI «CUERPOS SANTOS»
Quando i falsi colmavano i bottini scarsi
Nel pieno della Controriforma sarda — la stagione della frenetica «invenzione» dei Cuerpos Santos nelle cattedrali e nei santuari dell'Isola — anche Nora viene scavata alla ricerca di reliquie. Due campagne, nel 1629 e nel 1635, restituiscono qualche autentica iscrizione funeraria della comunità cristiana paleobizantina: Fortuna, Iohanna, Lucifer, Respectus, Vicencia, Vitalis. Sono lapidi reali, ma non riconducibili a Sant'Efisio.
Insoddisfatti dello scarso bottino — e sotto pressione devozionale per fornire alla diocesi un corredo martiriale «più ricco» — i ricercatori integrarono il materiale con falsi epigrafici di propria fabbrica: l'epitaffio di Antistia Calliope e Lucius Antistius Restutus, quello di Iustus e Nicolaus, quello di Iustus e Urbana. Lo riconosce oggi l'archeologia con strumenti paleografici e stratigrafici (Mauro Dadea, 2005). L'episodio illumina il clima di passione devozionale del Seicento sardo e spiega, un secolo dopo, perché la rifondazione settecentesca dell'altare nel 1750 abbia avuto bisogno di rivendicare con tanta enfasi che le sepulturae erano state «ritrovate in questo luogo».
◉ EPIGRAFE 1750 · NAVATA SUD · ARDESIA INCISA, LETTERE IN FOGLIA D'ORO
«Le tombe a Nora, i corpi a Pisa»
Sulla parete che fronteggia la scalinata d'accesso al sacello semi-ipogeo è affissa una lapide in ardesia con lettere illuminate in foglia d'oro. Fissa la rifondazione settecentesca dell'altare e — per la prima volta nero su bianco — dichiara la divisione delle reliquie:
«Anno a Nativitate Domini Nostri 1750 / Carolus Emanuel Sardiniae Rex / Iulius Caesar Gandulphus Archiepiscopus Calaritanus / Iohannes Baptista Cossu Consiliarius Calaritanus, Thesaurarius / hoc ad maiorem Dei gloriam Sanctissimaeque Virginis ac Matris Mariae / Sanctorum Martyrum Calaritanorum Ephysii et Potiti, quorum sepulturae in hoc loco repertae sunt, corpora vero venerantur in Pisis, praesens componunt altare»
Nell'anno 1750, sotto Carlo Emanuele III re di Sardegna, l'arcivescovo Giulio Cesare Gandolfo e il consigliere-tesoriere Giovanni Battista Cossu ricomposero l'altare dei santi martiri cagliaritani Efisio e Potito, le cui sepolture furono ritrovate in questo luogo, mentre i corpi sono venerati a Pisa. La separazione che l'iscrizione sancisce durerà altri 261 anni, fino al ritorno definitivo del 12 maggio 2011.
Sotto la fenestella confessionis che apre la navata nord, un cupolino traforato copre un monumento funerario formato da due loculi sovrapposti, chiusi da una grata in ferro: tradizionalmente venerati come tombe di Efisio e Potito. È in realtà un cenotafio simbolico, costruito sul modello delle catacombe di Sant'Antioco. La Passio precisa che la tomba reale del martire si trovava «ex parte Orientis»: nella parete orientale del sacello semi-ipogeo, sotto la curva dell'abside, una rientranza profonda poche decine di centimetri tamponata in epoca tardiva è verosimilmente quel punto.
◉ DUE DATE CHIAVE
1102 — Consacrazione ufficiale della chiesa proto-romanica.
1656 — Restauro della chiesetta voluto da Don Alfonso Gualbus, marchese di Palmas, come voto personale per essere stato risparmiato dall'epidemia di peste dopo aver invocato la protezione del santo. Il restauro coincide cronologicamente con la conclusione della peste barocca a Cagliari.
L'area che oggi accoglie il santuario è un sito archeologico stratificato di tremila anni. Lo storico Mauro Dadea ricorda che Nora nasce come scalo nuragico già nel XIII secolo a.C., con tracce di contatti micenei; nel IX secolo a.C. i Fenici la trasformano in una delle prime città del Mediterraneo occidentale. È qui che è stata rinvenuta la Stele di Nora, oggi al Museo Archeologico di Cagliari: la più antica iscrizione fenicia del Mediterraneo occidentale e una delle prime attestazioni del nome di Sardegna.
L'avancorpo della chiesa, con la tribuna per i cantori addossata all'antica facciata, è una sopraelevazione del XVII secolo. Stilisticamente non rispetta del tutto l'arcaicità romanico-provenzale dell'edificio, e i restauri del primo Novecento avrebbero potuto demolirla come «superfettazione»; si scelse invece di preservarla, riconoscendole una storicizzazione propria. Oggi è un'altra delle stratificazioni del luogo.
Sull'area continua il lavoro archeologico: quattro università italiane, tra cui quella di Cagliari, conducono ogni anno campagne di scavo nell'antica città fenicio-romana, con risultati che continuano a riemergere ad ogni stagione. La chiesetta è custodita dalla Confraternita di Pula dal 1752: ne cura l'apertura settimanale, gli orari di celebrazione liturgica, la presenza nelle ricorrenze (Settimana Santa, Patrono San Giovanni, Corpus Domini, Assunta).
Negli ultimi anni il fronte di scavo si è ampliato grazie a un protocollo con il demanio militare, che ha consentito l'accesso all'area militare adiacente al sito archeologico — un risultato del lavoro di Giovanni Tore, professore emerito di archeologia fenicio-punica all'Università di Cagliari ed erede della scuola di Ferruccio Barreca, l'archeologo che a Nora condusse le prime grandi campagne moderne.
◉ Fonti: A. Pala, V. Deidda, La chiesa di Sant'Efisio a Nora, in «Talking Stones», UNICApress 2024 · R. Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, AV 2011 · M. Dadea, esposizione storica, 3 maggio 2026 · M. Muresu (docente archeologia bizantina UniCa), 3 maggio 2026.
Note Storiche e Curiosità
Il Paradosso Cronologico
La Passio Sancti Ephysii — la fonte principale sulla vita del santo — è un falso medievale costruito quasi parola per parola sulla Passio Sancti Procopii: lo dimostrò Hippolyte Delehaye nel 1906. La struttura narrativa ricalca la conversione di San Paolo e la Visione di Costantino. Storicamente, le persecuzioni di Diocleziano iniziarono il 24 febbraio 303 — dopo la data del presunto martirio del 15 gennaio 303. Sotto il falso letterario rimangono però alcuni dati storicamente verificabili.
Critica filologica della Passio — falso medievale e sostanza storica →
Il Culto Duale Pisa–Cagliari
Per circa 900 anni la devozione a Sant'Efisio ha vissuto in due città distanti: Pisa lo festeggiava il 13 novembre come suo protettore, Cagliari come patrono e salvatore dalla peste. Questo dualismo ha prodotto un corpus artistico straordinario — affreschi, sculture, cappelle — sparso tra la Toscana e la Sardegna.
La Croce sul Palmo
Secondo la tradizione agiografica, durante la visione mistica sul campo di battaglia in Italia, sul palmo della mano destra di Efisio si impresse una croce visibile. Questo segno è diventato uno degli attributi iconografici fondamentali del santo — palma del martirio sulla destra, croce impressa, elmo militare — riconoscibili in tutte le rappresentazioni artistiche dal Medioevo a oggi.
Dove riposano le reliquie
La Chiesa di Stampace →
Dal martirio alla festa
La Storia Completa →
Fonti e Bibliografia
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Fonti e Bibliografia
I contenuti agiografici, iconografici e storici di questa pagina sono tratti da fonti accademiche peer-reviewed. Riferimenti essenziali:
- ◉ A. Virdis, Sant'Efisio: il culto, la leggenda e le immagini nel Medioevo, fra la Sardegna e Pisa, in «L'agiografia sarda antica e medievale» (a cura di A. Piras, D. Artizzu), PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 453-476.
- ◉ G. Fois, Passio Ephysii (BHL 2567), in «Passiones martyrum Sardiniae», Corpus Christianorum Continuatio Mediaevalis 279, Turnhout (in uscita).
- ◉ P.G. Spanu, Martyria Sardiniae. I santuari dei martiri sardi, Oristano 2000.
- ◉ R. Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, Edizioni AV, Cagliari 2011 — saggi di E. Pinna (devozione e itinerario) e N. Usai (schede storico-artistiche di 16 chiese del percorso).
- ◉ N. Bazzano, Efisio Martire. Il culto di un santo nella Sardegna spagnola, in «Chronica Nova», vol. 43, Universidad de Granada 2017, pp. 85-108 — peer-reviewed; lettura della genesi barocca del culto come risposta alla peste del 1652, con comparazione fra Cagliari e Palermo (santa Rosalia).
- ◉ H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Paris 1909.
- ◉ M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, grafica di M. Frau, Capoterra 2008 — saggio storico-antropologico illustrato sul cerimoniale processionale e sulle famiglie storiche legate al cocchio (Lecca, Bolla, Ballero).
- ◉ ICCD, Scheda di catalogo OA n. 00071459 — Statua di Sant'Efisio di Giuseppe Antonio Lonis (1764), Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, MiBACT (recepisce A. Virdis 2013 sui documenti di pagamento; restauro 1997 G. Malorgio).
- ◉ S. Weppelmann, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011.
- ◉ Cod. Vat. Lat. 6453, cc. 201-208 (XII sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana — edito in «Analecta Bollandiana» III (1884), pp. 362-377.
Fonti contemporanee e divulgative:
- ◉ Cagliaripad (a cura di G. Dessì), Speciale 370ª Festa di Sant'Efisio, Cagliari 2026, 20 pp. — fonte primaria per le citazioni dell'Alter Nos 2026 Giovanni Porrà e dei suoi predecessori (Mura, Ena, Cilloccu) e per la storia del voto di Giorgino. Sfogliabile online.
Bibliografia completa per tier → Lettura critica su /efisio-pisano → Metodologia →