303 D.C. MARTIRE

L'Epopea Epica

Da aguzzino romano a salvatore del popolo sardo: la linea del tempo di un mito immortale durato 1.700 anni.

III SEC. D.C. ◉ CONVERSIONE ◉ MARTIRIO ◉ VOTI ◉ RITORNO

Scheda Identitaria del Santo

Nome Efisio (Efis o Efisiu in sardo)
Nascita Elia Capitolina / Antiochia, ca. 250 d.C.
Morte Nora (Sardegna), 15 gennaio 303 d.C.
Attributi Palma del martirio, croce impressa sul palmo destro, elmo militare, spada
Patrono di Arcidiocesi di Cagliari · Capoterra · Zermeghedo
Ricorrenze 15 gennaio (Memoria Liturgica) · 1°-4 maggio (Pellegrinaggio votivo: scioglimento liturgico il 3 maggio a Nora, certificazione pubblica il 4 maggio a Stampace)
0
ca. 250 d.C.

La Nascita — Elia Capitolina

Efisio (in latino Ephysius) nasce ad Aelia Capitolina, il nome romano imposto a Gerusalemme dopo la rivolta di Bar Kokhbà (135 d.C.). Padre: Christophorus, cristiano. Madre: Alexandria, nobildonna pagana «una delle donne più in vista di Aelia Capitolina».

Rimasto orfano del padre in giovane età, viene educato ai culti orientali pagani. La madre lo porta a corte dall'Imperatore Diocleziano ad Antiochia (capitale orientale dell'Impero), supplicandolo di accoglierlo nella guardia imperiale:

«O sommo re, ho condotto davanti alla tua presenza imperiale il mio unico figlio Efisio, affinché lo accolga come soldato della tua guardia.»

Diocleziano lo accoglie e gli concede il comando di una gran parte dell'esercito imperiale.

1
CA. 290 D.C.
◉ ROMA ◉ PRETORIANI

L'Ufficiale Pagano — Persecutore dei Cristiani

Efisio si arruola tra i Pretoriani e diventa ufficiale di alto rango. La sua prima missione: scendere in Italia meridionale per perseguitare i Cristiani. Giunge presso Tranum (l'odierna Trani) e poi in Urittania, Apulia. L'ufficiale obbedisce.

Le grandi persecuzioni di Diocleziano iniziarono formalmente solo il 24 febbraio 303 d.C. con l'Editto di Nicomedia. Prima di quella data i cristiani erano pienamente integrati nell'esercito romano e avevano libero accesso alle cariche pubbliche; alcuni erano persino tra i consiglieri personali dell'imperatore.

Il presunto martirio di Efisio è datato al 15 gennaio 303 d.C., quaranta giorni prima dell'editto. Questo rende storicamente problematico il suo ruolo di "persecutore di cristiani" attribuitogli dalla Passio.

Nel 1909 il bollandista Hippolyte Delehaye dimostrò che la Passio Sancti Ephysii deriva in modo diretto dalla seconda leggenda di San Procopio di Palestina (martire ca. 303). Più recentemente lo studioso Pier Giorgio Spanu ha proposto una derivazione mediata: una versione italo-meridionale perduta dovuta a un agiografo locale, che spiegherebbe l'ambientazione di parte della vicenda fra Apulia e Gaeta.

Lo stesso episodio delle tre immagini acheropite sulla croce d'oro rimanda alla controversia iconoclasta bizantina (VIII-IX sec.), e fu letto come argomento iconodulo al II Concilio di Nicea del 787: ulteriore spia della redazione della leggenda in età medio-bizantina.

◉ Passio Cod. Vat. Lat. 6453, XII sec. ◉ Ediz. critica in uscita: Fois, «Passio Ephysii», Corpus Christianorum

2
VISIONE
◉ CA. 295 D.C.

La Croce di Cristallo — La Conversione

In marcia verso sud, il cielo si apre su una croce di cristallo abbagliante. Una voce tuona: “Sono il Cristo, colui che tu perseguiti.” Sul palmo della sua mano destra si imprime una croce visibile, il segno che non lo abbandonerà mai più.

Efisio cessa immediatamente la sua missione militare:

  1. Abbandona l'esercito
  2. Si fa battezzare a Gaeta (Caieta)
  3. Inizia a predicare il Vangelo
La visione della croce di cristallo e la conversione di Efisio

◉ A Gaeta — il Miracolo delle Acheropite

Sempre a Gaeta, Efisio commissiona all'artigiano Joannes una croce d'oro identica a quella impressa sul palmo. Sulla superficie appaiono tre volti divini non fatti da mano umana (Emanuel, Gabriel, Michael): l'artigiano tenta invano di distruggerli.

Tutta la storia →
3
MIRACOLO
◉ CA. 298 D.C. ◉ FIUME TIRSO

La Romphea dell'Angelo — Fiume Tirso

Trasferito in Sardegna al comando militare di Nora, Efisio difende le popolazioni locali invece di massacrarle. Giunto al fiume Tirso, presso Tharros, le truppe sono accerchiate dagli Iliesi (le popolazioni barbaricine dell'interno). Improvvisamente:

Un angelo su un cavallo bianco discese dal cielo, stringendo nella mano destra una romphea (giavellotto a doppia punta) sulla cui sommità campeggiava il segno della santa e vivificante croce.
L'angelo dona a Efisio la romphea divina sul fiume Tirso

◉ Cos'è la Romphea

Nella Passio: «in dextera manu suam rompheam utraque parte acutam tenentem et desuper sanctae et vivificae crucis similitudinem portantem». La romphea è l'arma di Genesi 3:24: la spada fiammeggiante che custodisce l'Eden. Un'iconografia divina, non militare.

La battaglia fu vinta in un istante. Efisio compie poi l'atto di sfida definitivo: scrive una lettera a Diocleziano, confessando la fede cristiana e invitandolo ad abbandonare i falsi dei. L'imperatore ordina il suo arresto immediato.

4
MARTIRIO 303 D.C.
◉ 15 GENNAIO 303 D.C. ◉ SPIAGGIA DI NORA

Il Rogo & Il Martirio — Nora

Il praeses Iulicus, e poi al suo posto il vicarius Flavianus, condannano Efisio a morte. Imprigionato nella cella ipogea di Stampace, subisce torture estreme: flagellazioni, bastonature, bruciature con tizzoni ardenti. Ad ogni supplizio le ferite si rimarginano miracolosamente, provocando conversioni di massa.

Condotto al Templum Apollinis di Cagliari, le statue degli dei pagani crollano tutte al suo passaggio. Il soldato Archelaus tenta di ucciderlo con la spada: la lama si conficca miracolosamente nel terreno e risparmia il santo.

Gettato in una fornace accesa, ne esce illeso: il fuoco si riversa invece sui carnefici stessi. Viene allora condotto «in locum qui dicitur Nuras» (la spiaggia di Nora) per la decapitazione, lontano dalla città per timore di rivolte.

ULTIME PAROLE

Proteggerò Cagliari da pestilenze e da nemici, finché mi onorerete.

— NORA, 15 GENNAIO 303 D.C.

Il rogo: Efisio gettato nella fornace esce illeso
Il Rogo — la fornace non lo tocca
Il martirio: decapitazione sulla spiaggia di Nora
Il Martirio — spiaggia di Nora
5
900 ANNI
◉ XII SEC. — 2011 ◉ PISA

I Secoli Pisani — Reliquie in Esilio

Per proteggere le reliquie dalle scorrerie saracene, durante l'egemonia pisana in Sardegna, le spoglie di Efisio (insieme a quelle di San Potito) vengono trasferite a Pisa. La cronologia della traslazione è dibattuta ma riconducibile a una forbice stretta:

1088

Prima data proposta dalle fonti seicentesche (Tronci, Roncioni, Annales Sardiniae): trasporto delle reliquie da Nora o da Cagliari verso Pisa.

1092

Bolla di Papa Urbano II: il pontefice affida a Daiberto il diritto metropolitano su Corsica, attestazione indiretta della presenza pisana.

1119

Papa Callisto II consacra un altare nel Duomo di Pisa dedicato ai Santi Efisio e Potito.

1126 — Attestazione certa

Bolla di Onorio II: «cuius corpus in eadem ecclesia requiescit». Le reliquie sono a Pisa.

1263

L'arcivescovo di Pisa Federico Visconti in visita pastorale a Cagliari attesta il «sanctum Ephyseum in supradicta villa de Stampace»: il culto locale persiste nonostante l'esilio delle spoglie.

1369

L'inventario del tesoro del Duomo di Pisa cita un reliquiario d'argento dorato a forma del campanile della cattedrale: l'appropriazione civica pisana è completa.

1390–1391

Spinello Aretino affresca la vita di Efisio nel Campo Santo Monumentale di Pisa.

A Pisa oggi

Sant'Efisio è ancora festeggiato il 13 novembre. La sua presenza in Toscana è quasi un mistero per i turisti che visitano il Duomo.

6
◉ RITORNO 2011
◉ 12 MAGGIO 2011 ◉ CAGLIARI

Il Ritorno — Le Reliquie Tornano a Casa

Dopo circa 900 anni di esilio pisano, il 12 maggio 2011 le reliquie di Sant'Efisio tornano definitivamente a Cagliari in una solenne celebrazione eucaristica. La città vive il momento come il compimento di un percorso secolare.

Gli arcivescovi di Cagliari e di Pisa, già nel 1886, si erano accordati per una restituzione parziale. Ma fu solo nel 2011 che il ritorno divenne totale e definitivo. Alcune voci della tradizione interpretano il lungo esilio come una "prova" imposta dal santo alla città.

"A atrus annus!" — Anche il santo, dopo circa 900 anni, è tornato. La promessa è mantenuta.

7
EDIZIONI ECCEZIONALI 1916 · 1918 · 1943 · 2020 · 2026
◉ IL VOTO NON SI FERMA ◉

Quando il Cocchio Cambia Forma

In oltre tre secoli di processioni ininterrotte il cocchio dorato trainato dai buoi è il segno visibile della Festa, ma non è il voto. Il voto è la promessa di portare Sant'Efisio a Nora, ogni 1° maggio. Quando le circostanze hanno reso impossibile il cocchio, la città ha trovato altri modi: il santo è arrivato lo stesso, e il voto è stato sciolto.

◉ 1916 · 1918 · LA GRANDE GUERRA

Senza Miliziani · Sulle Spalle dei Sassarini

Nel 1916, in piena Prima guerra mondiale, la partenza è posticipata di sette giorni e la processione si svolge in forma ridotta, senza miliziani e senza guardanìa: gli uomini sono al fronte. Due anni dopo, il 2 maggio 1918, accade qualcosa di inedito da secoli: il cocchio non è trainato dal monumentale giogo di buoi ma portato a spalla da uno stuolo di soldati in grigio-verde, fanti della Brigata Sassari in licenza a Cagliari, reduci dal Carso e dall'altopiano di Asiago. Ringraziano il martire per essere tornati a casa, scampati a quella che Benedetto XV aveva definito un'«orrenda carneficina».

L'Unione Sarda, 2 maggio 1918; LUDiCa UniCa, Voto, devozione e identità.

◉ 2 MAGGIO 1943

Sul Furgoncino del Latte della Ditta Gorini

Cagliari è da poco uscita dai bombardamenti alleati di febbraio-maggio: la città è una distesa di macerie. Il simulacro del Santo, adagiato sul pianale del furgoncino del latte della ditta Gorini, attraversa le vie di una città spettrale, seguito da pochi fedeli.

L'Unione Sarda titola, 2 maggio 1943: «La partenza di Sant'Efisio nell'austero clima di Cagliari, martoriata dalla malvagità del nemico».

◉ 1° MAGGIO 2020 · 2021

Sul Cabinato Trasparente

La pandemia da Covid-19 condiziona il pellegrinaggio. Il 16 marzo 2020 l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi celebra a Stampace un Atto di Affidamento, parallelo storico diretto del voto del 1652. Il 1° maggio Sant'Efisio raggiunge Nora a bordo di un cabinato trasparente messo a disposizione dalla Croce Rossa, senza pubblico. Il voto è sciolto. Lo stesso cabinato verrà utilizzato di nuovo, sei anni dopo, per la 370ª edizione.

Tu, che un tempo intercedesti per liberare Cagliari dalla pestilenza e sempre ti sei mostrato suo protettore, continua a proteggerci anche oggi e invoca la liberazione da questo male.
◉ 1° MAGGIO 2026 · 370ª EDIZIONE

A Spalla, Poi Sullo Stesso Cabinato del Covid

Quattro focolai di dermatite nodulare contagiosa dei bovini nel Sarrabus (Muravera, Villaputzu e Ballao il 29 aprile, 215 capi abbattuti) innescano la zona UE di restrizione di 50 km, che copre Cagliari fino a Giorgino. Lo stop di Regione e ASL all'utilizzo dei buoi a Cagliari porta l'Arciconfraternita, la sera del 29 aprile, a una decisione drastica: niente buoi in tutto il pellegrinaggio, neppure da Capoterra a Nora dove il vincolo non sarebbe operativo. La maggioranza prevale con l'argomento «se non a Cagliari, meglio una processione che non li contempli in nessun modo».

Modalità definitive del 1° maggio:
· dalla chiesa di Stampace fino al viale La Plaia, simulacro portato a spalla dai confratelli;
· dal viale La Plaia in poi, caricato sul cabinato trasparente della Croce Rossa, lo stesso utilizzato sei anni prima per il voto del Covid;
· da Capoterra a Nora, su un furgoncino.
Il cocchio dorato resta nella navata di Stampace. Delle 16 tracas previste, dieci sono disposte staticamente lungo il percorso urbano come esposizione vivente.

Non ci hanno fermato le bombe del '43, non ci ha fermato l'inondazione dell'800, non ci ha fermato il Covid: non ci ferma neanche questa situazione. L'unica cosa che è importante è che il voto venga sciolto.

— Andrea Loi, Presidente dell'Arciconfraternita del Gonfalone, conferenza stampa della 370ª, 29 aprile 2026.

Cinque adattamenti in 110 anni: la forma cambia, il voto resta. È la grammatica profonda della Festa: 370 edizioni mai interrotte, non perché il cocchio sia sempre uscito in via Roma, ma perché il santo è sempre arrivato a Nora. Le ricerche di LUDiCa UniCa documentano altre modifiche del percorso nei secoli, dovute a guerre, sommovimenti politici e «conformazione del terreno soggetto a inondazioni»: l'inondazione ottocentesca cui Loi fa riferimento si inserisce in questa tradizione di riadattamenti.

I Tre Voti Storici

Sant'Efisio viene portato in processione tre volte l'anno per sciogliere altrettanti voti perpetui, formulati dalla città in tre momenti drammatici diversi: la peste del 1652, l'avvelenamento dei pozzi del 1720, l'attacco francese del 1793.

I° VOTO 1656

1652
La Peste

La peste del 1652 a Cagliari e il voto del Viceré

La Peste Barocca catalana arriva da Alghero su una nave proveniente da Tarragona. In pochi mesi uccide 10.000 cagliaritani, metà della popolazione. Via Fossario diventa una fossa comune a cielo aperto. I resti ossei sono ancora visibili nei sotterranei dell'ex Seminario Tridentino.

◉ EFISIO PRIMA DELLA PESTE — STUDI RECENTI

Lo studio di Nicoletta Bazzano (2017) ha mostrato che prima del 1652 Efisio era una figura minore del pantheon cagliaritano: a contendersi il primato devozionale erano San Saturnino (patrono antico della città), San Lucifero, San Giorgio di Suelli, San Salvatore da Horta. La modica frequenza del nome "Efisio" nei registri parrocchiali pre-peste conferma una devozione tiepida. È l'irrompere della peste barocca a promuovere il martire di Nora a protettore assoluto della città.

L'11 luglio 1652, alle prime avvisaglie del contagio in arrivo dal Sassarese, la Municipalità di Cagliari pronuncia il Voto perpetuo: ogni 1° maggio, processione solenne fino a Nora. Per sempre. Il simulacro viene contemporaneamente portato dalla chiesa di Stampace alla Cattedrale, dove resta esposto alla venerazione pubblica fino alla cessazione della pestilenza.

Il Viceré incarica un proprio delegato (il primo Alter Nos) di cavalcare a fianco del cocchio come suo alter ego. Il ruolo sopravvive alla monarchia e oggi è il Sindaco di Cagliari a nominarlo ogni anno.

◉ DALLE CARTE DELL'EPOCA

  • 27 aprile 1654 — Editto dell'arcivescovo di Cagliari don Bernardo de La Cabra: indulgenza plenaria e remissione dei peccati a chi accorra in pellegrinaggio alla chiesa rurale di Sant'Efisio a Nora il 3 maggio dello stesso anno, su esplicita concessione di papa Innocenzo X.
  • 14 aprile 1657 — Un atto notarile attesta che già nel 1655 (se non l'anno precedente) il simulacro era stato portato in processione a Nora: è da qui che prende forma la pratica processionale annuale che continua ininterrotta fino a oggi.

SETTEMBRE 1656 ◉ LA PESTE SCOMPARE ◉ DAL 1657 LA PROCESSIONE DIVENTA TRIONFALE

II° VOTO 1720

1720
I Pozzi

Sant'Efisio appare in sogno al viceré Filippo Pallavicino di Saint Remy e lo avverte di un tentativo di avvelenamento dei pozzi del Castello. Il piano viene sventato in tempo, la città salva.

Cagliari pronuncia il secondo voto perpetuo: ogni anno il Giovedì Santo il simulacro di Sant'Efisio, vestito a lutto con mantello e pennacchio neri sull'elmo, viene portato a fare il giro delle sette chiese, a visitare gli Altari della Reposizione del Santissimo Sacramento.

Il rito coincide con il passaggio dinastico in atto: nel 1720 la Sardegna passa dagli Asburgo ai Savoia con il trattato dell'Aja. Saint Remy era viceré sabaudo.

◉ GIOVEDÌ SANTO ◉ STATUA A LUTTO ◉ 7 CHIESE ◉

III° VOTO RESISTIAMO

1793
I Cannoni

L'assedio navale francese del 1793 e il secondo voto

Il 26 febbraio 1793 una flotta di 20 navi da guerra francesi dell'ammiraglio Truguet bombarda Cagliari. Il simulacro di Sant'Efisio, su richiesta in sogno di una monaca cappuccina, viene portato sull'omonimo bastione del porto. Le truppe francesi sbarcate a Quartu S. Elena sono respinte dalle milizie popolari guidate da Girolamo Pitzolo.

Nel 1794 Cagliari pronuncia il terzo voto perpetuo: ogni anno il Lunedì dell'Angelo (Pasquetta), processione fino alla cattedrale in segno di ringraziamento. Al termine viene solennemente benedetto il giogo dei buoi che trainerà il cocchio a maggio.

Nel 1798 il cagliaritano Gioachino Cortei incide un'acquaforte commemorativa intitolata «Calaris per integrum mensem a Gallis obsessa, S. Ephisii patrocinio defenso anno MDCCXCIII» — «Cagliari assediata per un mese intero dai Francesi, difesa dal patrocinio di Sant'Efisio nell'anno 1793». Esemplari sono conservati alla Biblioteca Universitaria e alla Biblioteca Comunale di Cagliari.

◉ LUNEDÌ DELL'ANGELO ◉ COMANDANTE SUPREMO DEI COMBATTENTI ◉

Capoterra 1655 — Il Santo Padrino

◉ EDITTO DI RIFONDAZIONE ◉ 9 MAGGIO 1655

Villa Nueva de San Efis de Caputerra

Capoterra è di origine antichissima, punico-romana, ma viene distrutta nel 1355 durante la guerra di conquista catalano-aragonese della Sardegna. Il territorio resta disabitato per tre secoli.

Alla metà del Seicento, il feudatario don Girolamo Torrellas — seguendo direttive del re di Spagna — decide di ripopolarlo. L'editto di rifondazione, scoperto da Emanuele Atzori, è datato 9 maggio 1655: concede salvacondotti e agevolazioni fiscali a chi accetti di trasferirsi nel nuovo abitato, denominato «Villa nueva de San Efis de Caputerra».

Il momento è drammatico: la Sardegna è ancora flagellata dalla pestilenza barocca giunta da Alghero nel 1652. Per questo Torrellas mette il nuovo paese sotto la protezione del santo che in quel frangente è ritenuto da tutti il più potente taumaturgo contro le pestilenze: Sant'Efisio Martire. Sant'Efisio diventa così, letteralmente, padrino di battesimo di Capoterra.

La fiducia del feudatario è ben riposta: il paese cresce e nel 1658 viene fondata la parrocchia, con i registri ufficiali dei Quinque libri (battesimi, cresime, matrimoni, defunti, status animarum).

Pochi giorni prima dell'editto, il simulacro di Sant'Efisio aveva attraversato e benedetto il territorio della baronia, andando e tornando da Cagliari a Nora — confermando l'origine processionale dello stesso anno 1655.

Il Calendario dei Riti

Il culto di Sant'Efisio non si concentra solo nei giorni della grande processione di maggio. È un calendario annuale di ricorrenze che scandiscono la vita liturgica e civile della città, dalla memoria liturgica del martirio fino al pellegrinaggio votivo.

◉ DIES NATALIS

14-15 Gennaio

«Rinascita alla vita eterna»

Memoria liturgica del martirio del protectoris poderosu avvenuto sulla spiaggia di Nora nel 303 d.C. Il 14 gennaio apre il novenario con la vestizione del simulacro e la recita del Rosario; il 15 gennaio alle 18:00 il simulacro settecentesco di Giuseppe Antonio Lonis esce in processione per le vie di Stampace, seguito dalla Messa solenne pontificale celebrata dall'Arcivescovo di Cagliari (per il 2026: S.E. Mons. Giuseppe Baturi).

I riti coinvolgono anche Pula e la chiesa di Nora, dove avvenne il martirio.

◉ VOTO 1779 · LUTTO

Giovedì Santo

Giro delle Sette Chiese

Il simulacro vestito a lutto — mantello, collare, polsini e pennacchio neri sull'elmo — esce in serata dalla chiesa di Stampace per visitare sette chiese di Cagliari e i loro Altari della Reposizione del Santissimo Sacramento, attraversando i quartieri storici di Stampace, Marina, Castello e Villanova.

◉ LE SETTE CHIESE

  1. Chiesa di Sant'Antonio · via Manno
  2. Chiesa delle Monache Cappuccine · via Cima
  3. Chiesa di Santa Croce · Castello, piazza Santa Croce
  4. Cattedrale di Santa Maria · Castello, via Canelles
  5. Chiesa di San Giovanni · Villanova, via San Giovanni
  6. Oratorio del SS. Crocifisso · Villanova, piazza San Giacomo
  7. Chiesa di San Michele · Stampace, portico degli Alberti

Al rientro verso Sant'Efisio, sosta finale presso la Chiesa di Sant'Anna (via Azuni).

L'itinerario può variare di anno in anno. Per orari e dettagli aggiornati dell'edizione corrente, fare riferimento alle comunicazioni dell'Arciconfraternita del Gonfalone.

◉ VOTO 1794

Lunedì dell'Angelo

Pasquetta · ore 8:00

Processione votiva da Stampace alla Cattedrale di Santa Maria in segno di ringraziamento per la protezione contro i cannoni francesi del 1793. Al termine, sul sagrato della chiesa di Sant'Efisio, viene impartita la benedizione dei buoi che traineranno il cocchio nel pellegrinaggio del 1° maggio.

Per la 370ª edizione (2026), i due buoi debuttanti sono «Ti stimu» e «Po' cantu bivu», benedetti il 6 aprile 2026.

◉ VOTO 1656

1°-4 Maggio

Pellegrinaggio votivo

Il rito principale: il simulacro lascia Stampace il 1° maggio per raggiungere il santuario di Nora e ritornare a Cagliari il 4 maggio (100 km in 4 giorni), accompagnato da migliaia di fedeli, dall'Alter Nos, dai cavalieri e miliziani, dai gruppi folk di tutta la Sardegna.

Quando si Scioglie il Voto?

Una precisione che spesso si perde nella narrazione quotidiana della festa: il rito dello scioglimento del voto e l'atto pubblico di chiusura non coincidono. Sono due momenti distinti, in due luoghi diversi, in due giornate diverse. Capirne la differenza significa cogliere la struttura liturgica della 370ª.

◉ 3 MAGGIO · ORE 11 · NORA

Lo Scioglimento

L'Arcivescovo di Cagliari celebra il Pontificale solenne nella chiesetta proto-romanica di Sant'Efisio sul luogo del martirio. È qui che il voto si scioglie come atto liturgico: la promessa del 1652 era «andremo ogni anno a Nora», e l'adempimento si compie nel posto dove Efisio fu decapitato.

È il momento più alto della festa dal punto di vista della fede. Il santo è arrivato dove doveva arrivare, e nel rito eucaristico nel suo martyrium la città restituisce a Dio la promessa.

◉ 4 MAGGIO · ENTRO MEZZANOTTE · STAMPACE

La Certificazione

Il santo rientra nella sua chiesa di partenza dopo quattro giorni e cento chilometri di cammino. Sul sagrato, il Presidente dell'Arciconfraternita comunica formalmente all'Arcivescovo, all'Alter Nos e ai fedeli che il voto è stato sciolto.

Pronuncia la formula di chiusura, «A totus, atrus annus» (a tutti, all'anno prossimo), e i fedeli rispondono «Deu bollada» (Dio voglia).

È l'atto istituzionale: dichiarare pubblicamente che la promessa è stata onorata, e rinnovare il patto per l'edizione successiva. Lo scioglimento è già avvenuto la mattina del giorno prima.

◉ IL MODO PIÙ PRECISO DI RACCONTARLA

Il voto si scioglie a Nora, il giorno 3.
Il ritorno a Stampace, il giorno 4, lo certifica davanti alla città.

Mai Interrotta — 370 Anni

Anno Circostanza
1657 Prima processione solenne post-voto
1793 Bombardamento della flotta francese rivoluzionaria
1916 Prima guerra mondiale — gli uomini al fronte
1918 Coda della Grande Guerra — buoi assenti dal cocchio
1943 Bombardamenti alleati su Cagliari — la città distrutta
2020–21 Pandemia da Covid-19 — Atto di Affidamento di Mons. Baturi (16 marzo 2020)
2026 Dermatite nodulare contagiosa dei bovini in Sardegna — zona UE di restrizione 50 km

Voci dei Viaggiatori

L'Ottocento è il secolo della scoperta della Sardegna da parte di scrittori e letterati, italiani e stranieri. Bibliotecari di re, gesuiti, generali, viaggiatori romantici: tutti, arrivando a Cagliari il 1° maggio o nei paesi dell'interno nei giorni di festa, hanno lasciato traccia di ciò che hanno visto. Nel Novecento il filone prosegue con D.H. Lawrence e Pietro Pancrazi, fino al nostro secolo. Quello che segue è un florilegio.

«Qui il popolo, animato dalla fede, partecipa da attore, mentre nelle nostre folle è spettatore e curioso. Le vecchie società, a cui manca la fede, non hanno l'allegrezza nel cuore. Il cuore è gaio soltanto quando crede ancora in qualche cosa. Ecco il segreto della gioia e del trasporto nella festa di Sant'Efisio, alla quale nulla mi è parso di poter paragonare nemmeno in Italia.»
Antoine-Claude Pasquin Valery · 1837
bibliotecario del Re di Francia
«Chi volesse appieno dilettarsi di vedere le fogge del vestire dei Sardi, si trovi a Cagliari sulla piazza di Stampace il dì della festa di Sant'Efisio.»
Antonio Bresciani SJ · 1850
gesuita, scrittore
«Il Santo, vestito alla spagnola coi baffi e il pizzetto alla moda, viene posto dentro un cocchio chiuso da vetrate e collocato su un carro. Due buoi neri, scelti e ben pasciuti, le corna adornate di aranci e frange multicolori, la fronte rilucente di orpelli, e il collo cinto da una sonagliera tintinnante, sono incaricati del delicato trasporto.»
Alberto La Marmora · metà '800
«Voyage en Sardaigne»
«Il posto è grazioso, anche grazie ai vecchi olmi che lo circondano. Possiede bei costumi femminili, e il caso volle che giungessimo a Busachi nel giorno del Corpus Domini. La lunga processione che durante il pomeriggio si snodava per le vie del paese ci fornì l'occasione di ammirare i bei costumi e le loro ancora più belle indossatrici.»
Heinrich Wagner · 1905
linguista tedesco, su Busachi
«Sorgono, graziosamente annidata tra i pendii boscosi di Limpetto, magica piccola città, termine e ganglio di tutte le strade dell'interno dell'isola.»
D.H. Lawrence · 1921
«Sea and Sardinia»
«Queste donne hanno serbato tutto il loro costume, e uniche forse in Sardegna lo indossano fin da piccine. […] Desulo è un paesino che in Sardegna fa macchia, resta da parte come un garofano dentro un mazzo di cardi.»
Pietro Pancrazi · primo '900
scrittore, critico letterario
«Quando scende la sera, e sui monti di Oliena si accende la faccia rosa della luna, pare che sulla terra si rinnovi la visione del paradiso terrestre.»
Remo Branca · 1964
«Sardegna segreta»
«La processione di Sant'Efisio è un esplosivo miscuglio di secoli e di genti diverse, che abbaglia e stordisce come un vino. È un folgorante nastro colorato, dalle mille teste, che si snoda per chilometri: un fatto che è più natura che umanità, come una cometa o un plenilunio, come il vento o il sereno. Il più colorato convegno di folklore d'Europa.»
Francesco Alziator · '900
etnografo, «Il folklore sardo»

Fonti e Bibliografia

I contenuti agiografici, iconografici e storici di questa pagina sono tratti da fonti accademiche peer-reviewed. Riferimenti essenziali:

  • A. Virdis, Sant'Efisio: il culto, la leggenda e le immagini nel Medioevo, fra la Sardegna e Pisa, in «L'agiografia sarda antica e medievale» (a cura di A. Piras, D. Artizzu), PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 453-476.
  • G. Fois, Passio Ephysii (BHL 2567), in «Passiones martyrum Sardiniae», Corpus Christianorum Continuatio Mediaevalis 279, Turnhout (in uscita).
  • P.G. Spanu, Martyria Sardiniae. I santuari dei martiri sardi, Oristano 2000.
  • R. Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, Edizioni AV, Cagliari 2011 — saggi di E. Pinna (devozione e itinerario) e N. Usai (schede storico-artistiche di 16 chiese del percorso).
  • N. Bazzano, Efisio Martire. Il culto di un santo nella Sardegna spagnola, in «Chronica Nova», vol. 43, Universidad de Granada 2017, pp. 85-108 — peer-reviewed; lettura della genesi barocca del culto come risposta alla peste del 1652, con comparazione fra Cagliari e Palermo (santa Rosalia).
  • H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Paris 1909.
  • M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, grafica di M. Frau, Capoterra 2008 — saggio storico-antropologico illustrato sul cerimoniale processionale e sulle famiglie storiche legate al cocchio (Lecca, Bolla, Ballero).
  • ICCD, Scheda di catalogo OA n. 00071459 — Statua di Sant'Efisio di Giuseppe Antonio Lonis (1764), Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, MiBACT (recepisce A. Virdis 2013 sui documenti di pagamento; restauro 1997 G. Malorgio).
  • S. Weppelmann, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011.
  • Cod. Vat. Lat. 6453, cc. 201-208 (XII sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana — edito in «Analecta Bollandiana» III (1884), pp. 362-377.

Fonti contemporanee e divulgative:

  • Cagliaripad (a cura di G. Dessì), Speciale 370ª Festa di Sant'Efisio, Cagliari 2026, 20 pp. — fonte primaria per le citazioni dell'Alter Nos 2026 Giovanni Porrà e dei suoi predecessori (Mura, Ena, Cilloccu) e per la storia del voto di Giorgino. Sfogliabile online.

Lettura critica completa su /efisio-pisano →