Da aguzzino romano a salvatore del popolo sardo: la linea del tempo di un mito immortale durato 1.700 anni.
III SEC. D.C. ◉ CONVERSIONE ◉ MARTIRIO ◉ VOTI ◉ RITORNO
Scheda Identitaria del Santo
Nome
Efisio (Efis o Efisiu in sardo)
Nascita
Elia Capitolina / Antiochia, ca. 250 d.C.
Morte
Nora (Sardegna), 15 gennaio 303 d.C.
Attributi
Palma del martirio, croce impressa sul palmo destro, elmo militare, spada
Patrono di
Arcidiocesi di Cagliari · Capoterra · Zermeghedo
Ricorrenze
15 gennaio (Memoria Liturgica) · 1°-4 maggio (Pellegrinaggio votivo: scioglimento liturgico il 3 maggio a Nora, certificazione pubblica il 4 maggio a Stampace)
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ca. 250 d.C.
La Nascita — Elia Capitolina
Efisio (in latino Ephysius) nasce ad Aelia Capitolina, il nome romano imposto a Gerusalemme dopo la rivolta di Bar Kokhbà (135 d.C.). Padre: Christophorus, cristiano. Madre: Alexandria, nobildonna pagana «una delle donne più in vista di Aelia Capitolina».
Rimasto orfano del padre in giovane età, viene educato ai culti orientali pagani. La madre lo porta a corte dall'Imperatore Diocleziano ad Antiochia (capitale orientale dell'Impero), supplicandolo di accoglierlo nella guardia imperiale:
«O sommo re, ho condotto davanti alla tua presenza imperiale il mio unico figlio Efisio, affinché lo accolga come soldato della tua guardia.»
Diocleziano lo accoglie e gli concede il comando di una gran parte dell'esercito imperiale.
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CA. 290 D.C.
◉ ROMA ◉ PRETORIANI
L'Ufficiale Pagano — Persecutore dei Cristiani
Efisio si arruola tra i Pretoriani e diventa ufficiale di alto rango. La sua prima missione: scendere in Italia meridionale per perseguitare i Cristiani. Giunge presso Tranum (l'odierna Trani) e poi in Urittania, Apulia. L'ufficiale obbedisce.
Le grandi persecuzioni di Diocleziano iniziarono formalmente solo il 24 febbraio 303 d.C. con l'Editto di Nicomedia. Prima di quella data i cristiani erano pienamente integrati nell'esercito romano e avevano libero accesso alle cariche pubbliche; alcuni erano persino tra i consiglieri personali dell'imperatore.
Il presunto martirio di Efisio è datato al 15 gennaio 303 d.C., quaranta giorni prima dell'editto. Questo rende storicamente problematico il suo ruolo di "persecutore di cristiani" attribuitogli dalla Passio.
Nel 1909 il bollandista Hippolyte Delehaye dimostrò che la Passio Sancti Ephysii deriva in modo diretto dalla seconda leggenda di San Procopio di Palestina (martire ca. 303). Più recentemente lo studioso Pier Giorgio Spanu ha proposto una derivazione mediata: una versione italo-meridionale perduta dovuta a un agiografo locale, che spiegherebbe l'ambientazione di parte della vicenda fra Apulia e Gaeta.
Lo stesso episodio delle tre immagini acheropite sulla croce d'oro rimanda alla controversia iconoclasta bizantina (VIII-IX sec.), e fu letto come argomento iconodulo al II Concilio di Nicea del 787: ulteriore spia della redazione della leggenda in età medio-bizantina.
◉ Passio Cod. Vat. Lat. 6453, XII sec. ◉ Ediz. critica in uscita: Fois, «Passio Ephysii», Corpus Christianorum
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VISIONE
◉ CA. 295 D.C.
La Croce di Cristallo — La Conversione
In marcia verso sud, il cielo si apre su una croce di cristallo abbagliante. Una voce tuona: “Sono il Cristo, colui che tu perseguiti.” Sul palmo della sua mano destra si imprime una croce visibile, il segno che non lo abbandonerà mai più.
Efisio cessa immediatamente la sua missione militare:
Abbandona l'esercito
Si fa battezzare a Gaeta (Caieta)
Inizia a predicare il Vangelo
◉ A Gaeta — il Miracolo delle Acheropite
Sempre a Gaeta, Efisio commissiona all'artigiano Joannes una croce d'oro identica a quella impressa sul palmo. Sulla superficie appaiono tre volti divini non fatti da mano umana (Emanuel, Gabriel, Michael): l'artigiano tenta invano di distruggerli.
Trasferito in Sardegna al comando militare di Nora, Efisio difende le popolazioni locali invece di massacrarle. Giunto al fiume Tirso, presso Tharros, le truppe sono accerchiate dagli Iliesi (le popolazioni barbaricine dell'interno). Improvvisamente:
Un angelo su un cavallo bianco discese dal cielo, stringendo nella mano destra una romphea (giavellotto a doppia punta) sulla cui sommità campeggiava il segno della santa e vivificante croce.
◉ Cos'è la Romphea
Nella Passio: «in dextera manu suam rompheam utraque parte acutam tenentem et desuper sanctae et vivificae crucis similitudinem portantem». La romphea è l'arma di Genesi 3:24: la spada fiammeggiante che custodisce l'Eden. Un'iconografia divina, non militare.
La battaglia fu vinta in un istante. Efisio compie poi l'atto di sfida definitivo: scrive una lettera a Diocleziano, confessando la fede cristiana e invitandolo ad abbandonare i falsi dei. L'imperatore ordina il suo arresto immediato.
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MARTIRIO303 D.C.
◉ 15 GENNAIO 303 D.C. ◉ SPIAGGIA DI NORA
Il Rogo & Il Martirio — Nora
Il praesesIulicus, e poi al suo posto il vicariusFlavianus, condannano Efisio a morte. Imprigionato nella cella ipogea di Stampace, subisce torture estreme: flagellazioni, bastonature, bruciature con tizzoni ardenti. Ad ogni supplizio le ferite si rimarginano miracolosamente, provocando conversioni di massa.
Condotto al Templum Apollinis di Cagliari, le statue degli dei pagani crollano tutte al suo passaggio. Il soldato Archelaus tenta di ucciderlo con la spada: la lama si conficca miracolosamente nel terreno e risparmia il santo.
Gettato in una fornace accesa, ne esce illeso: il fuoco si riversa invece sui carnefici stessi. Viene allora condotto «in locum qui dicitur Nuras» (la spiaggia di Nora) per la decapitazione, lontano dalla città per timore di rivolte.
ULTIME PAROLE
Proteggerò Cagliari da pestilenze e da nemici, finché mi onorerete.
— NORA, 15 GENNAIO 303 D.C.
Il Rogo — la fornace non lo toccaIl Martirio — spiaggia di Nora
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900 ANNI
◉ XII SEC. — 2011 ◉ PISA
I Secoli Pisani — Reliquie in Esilio
Per proteggere le reliquie dalle scorrerie saracene, durante l'egemonia pisana in Sardegna, le spoglie di Efisio (insieme a quelle di San Potito) vengono trasferite a Pisa. La cronologia della traslazione è dibattuta ma riconducibile a una forbice stretta:
1088
Prima data proposta dalle fonti seicentesche (Tronci, Roncioni, Annales Sardiniae): trasporto delle reliquie da Nora o da Cagliari verso Pisa.
1092
Bolla di Papa Urbano II: il pontefice affida a Daiberto il diritto metropolitano su Corsica, attestazione indiretta della presenza pisana.
1119
Papa Callisto II consacra un altare nel Duomo di Pisa dedicato ai Santi Efisio e Potito.
1126 — Attestazione certa
Bolla di Onorio II: «cuius corpus in eadem ecclesia requiescit». Le reliquie sono a Pisa.
1263
L'arcivescovo di Pisa Federico Visconti in visita pastorale a Cagliari attesta il «sanctum Ephyseum in supradicta villa de Stampace»: il culto locale persiste nonostante l'esilio delle spoglie.
1369
L'inventario del tesoro del Duomo di Pisa cita un reliquiario d'argento dorato a forma del campanile della cattedrale: l'appropriazione civica pisana è completa.
1390–1391
Spinello Aretino affresca la vita di Efisio nel Campo Santo Monumentale di Pisa.
A Pisa oggi
Sant'Efisio è ancora festeggiato il 13 novembre. La sua presenza in Toscana è quasi un mistero per i turisti che visitano il Duomo.
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◉ RITORNO2011
◉ 12 MAGGIO 2011 ◉ CAGLIARI
Il Ritorno — Le Reliquie Tornano a Casa
Dopo circa 900 anni di esilio pisano, il 12 maggio 2011 le reliquie di Sant'Efisio tornano definitivamente a Cagliari in una solenne celebrazione eucaristica. La città vive il momento come il compimento di un percorso secolare.
Gli arcivescovi di Cagliari e di Pisa, già nel 1886, si erano accordati per una restituzione parziale. Ma fu solo nel 2011 che il ritorno divenne totale e definitivo. Alcune voci della tradizione interpretano il lungo esilio come una "prova" imposta dal santo alla città.
"A atrus annus!" — Anche il santo, dopo circa 900 anni, è tornato. La promessa è mantenuta.
In oltre tre secoli di processioni ininterrotte il cocchio dorato trainato dai buoi è il segno visibile della Festa, ma non è il voto. Il voto è la promessa di portare Sant'Efisio a Nora, ogni 1° maggio. Quando le circostanze hanno reso impossibile il cocchio, la città ha trovato altri modi: il santo è arrivato lo stesso, e il voto è stato sciolto.
◉ 1916 · 1918 · LA GRANDE GUERRA
Senza Miliziani · Sulle Spalle dei Sassarini
Nel 1916, in piena Prima guerra mondiale, la partenza è posticipata di sette giorni e la processione si svolge in forma ridotta, senza miliziani e senza guardanìa: gli uomini sono al fronte. Due anni dopo, il 2 maggio 1918, accade qualcosa di inedito da secoli: il cocchio non è trainato dal monumentale giogo di buoi ma portato a spalla da uno stuolo di soldati in grigio-verde, fanti della Brigata Sassari in licenza a Cagliari, reduci dal Carso e dall'altopiano di Asiago. Ringraziano il martire per essere tornati a casa, scampati a quella che Benedetto XV aveva definito un'«orrenda carneficina».
L'Unione Sarda, 2 maggio 1918; LUDiCa UniCa, Voto, devozione e identità.
◉ 2 MAGGIO 1943
Sul Furgoncino del Latte della Ditta Gorini
Cagliari è da poco uscita dai bombardamenti alleati di febbraio-maggio: la città è una distesa di macerie, restano forse due o tremila anime sulle ottantamila prebelliche. Sotto le bombe, nella chiesa di Stampace, il simulacro era caduto dalla nicchia: lo si trova bocconi tra candelabri rovesciati e ceri spezzati, con il naso scheggiato e l'aureola d'argento divelta. Quando lo si ricolloca eretto, l'aureola è infilata di traverso e lì rimane, dondolante.
L'industriale Gorini procura un camioncino — quello che ogni giorno trasporta il latte da Mussolinia (Arborea) — sulle cui spalliere viene fissato un drappo scarlatto con puntine da disegno. Il simulacro, montato a bordo, deve essere inchiodato al tavolato perché il movimento sulla strada sconvolta dalle macerie lo fa cadere ad ogni istante.
Il corteo è di poche decine di persone: bracciantato, donnette col rosario, un prete giovane occhialuto col collo della tonaca imbrattato di fango, il segretario del Comune dr. Espis, gli operai di piazza Yenne che stavano costruendo un rifugio sotto la grotta di Marcello, i facchini della stazione che dormivano dietro i paraschegge dei portici. Si percorre il corso, via Sassari, fino al viale La Plaja: il mare e lo stagno vedono passare un camioncino con la scritta «Ditta Gorini» in una nube di polvere.
Il simulacro, sotto la veste rossa, è coperto da una seconda veste fatta di carta da lettera, biglietti da visita, banconote e fotografie: lettere e ritratti che le madri e le mogli hanno appuntato al santo perché protegga i figli e i mariti al fronte. Sul retro, frasi vergate a matita: «È in Africa», «Si trova in Russia», «Sant'Efisio proteggimi», «Sant'Efisio fa che ritorni».
A Giorgino gli artiglieri delle batterie antiaeree, schierati all'ingresso della cappella, puntano i mitra in salve di saluto. Mentre il sacerdote prega inginocchiato davanti all'altare, sopra la spiaggia passa basso e in rombo un compatto stormo di velivoli diretti in Africa: hanno la croce uncinata sul retro delle ali.
Antonio Ballero, «La sagra nella tragedia», «Il Convegno» 1956. L'Unione Sarda, 2 maggio 1943, titola: «La partenza di Sant'Efisio nell'austero clima di Cagliari, martoriata dalla malvagità del nemico».
◉ 1° MAGGIO 2020 · 2021
Sul Cabinato Trasparente
La pandemia da Covid-19 condiziona il pellegrinaggio. Il 16 marzo 2020 l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi celebra a Stampace un Atto di Affidamento, parallelo storico diretto del voto del 1652. Il 1° maggio Sant'Efisio raggiunge Nora a bordo di un cabinato trasparente messo a disposizione dalla Croce Rossa, senza pubblico. Il voto è sciolto. Lo stesso cabinato verrà utilizzato di nuovo, sei anni dopo, per la 370ª edizione.
Tu, che un tempo intercedesti per liberare Cagliari dalla pestilenza e sempre ti sei mostrato suo protettore, continua a proteggerci anche oggi e invoca la liberazione da questo male.
◉ 1° MAGGIO 2026 · 370ª EDIZIONE
A Spalla, Poi Sullo Stesso Cabinato del Covid
Quattro focolai di dermatite nodulare contagiosa dei bovini nel Sarrabus (Muravera, Villaputzu e Ballao il 29 aprile, 215 capi abbattuti) innescano la zona UE di restrizione di 50 km, che copre Cagliari fino a Giorgino. Lo stop di Regione e ASL all'utilizzo dei buoi a Cagliari porta l'Arciconfraternita, la sera del 29 aprile, a una decisione drastica: niente buoi in tutto il pellegrinaggio, neppure da Capoterra a Nora dove il vincolo non sarebbe operativo. La maggioranza prevale con l'argomento «se non a Cagliari, meglio una processione che non li contempli in nessun modo».
Modalità definitive del 1° maggio: · dalla chiesa di Stampace fino al viale La Plaia, simulacro portato a spalla dai confratelli; · dal viale La Plaia in poi, caricato sul cabinato trasparente della Croce Rossa, lo stesso utilizzato sei anni prima per il voto del Covid; · da Capoterra a Nora, su un furgoncino. Il cocchio dorato resta nella navata di Stampace. Delle 16 tracas previste, dieci sono disposte staticamente lungo il percorso urbano come esposizione vivente.
Non ci hanno fermato le bombe del '43, non ci ha fermato l'inondazione dell'800, non ci ha fermato il Covid: non ci ferma neanche questa situazione. L'unica cosa che è importante è che il voto venga sciolto.
— Andrea Loi, Presidente dell'Arciconfraternita del Gonfalone, conferenza stampa della 370ª, 29 aprile 2026.
Cinque adattamenti in 110 anni: la forma cambia, il voto resta. È la grammatica profonda della Festa: 370 edizioni mai interrotte, non perché il cocchio sia sempre uscito in via Roma, ma perché il santo è sempre arrivato a Nora. Le ricerche di LUDiCa UniCa documentano altre modifiche del percorso nei secoli, dovute a guerre, sommovimenti politici e «conformazione del terreno soggetto a inondazioni»: l'inondazione ottocentesca cui Loi fa riferimento si inserisce in questa tradizione di riadattamenti.
I Tre Voti Storici
Sant'Efisio viene portato in processione tre volte l'anno per sciogliere altrettanti voti perpetui, formulati dalla città in tre momenti drammatici diversi: la peste del 1652, l'avvelenamento dei pozzi del 1720, l'attacco francese del 1793.
I° VOTO1656
1652 La Peste
La Peste Barocca catalana arriva da Alghero sull'equipaggio di una tartana, imbarcazione monoalbero a vela latina usata allora per la pesca. Dal porto algherese il contagio si diffonde a tutta l'Isola e raggiunge il culmine nel febbraio del 1656. In pochi mesi uccide 10.000 cagliaritani, metà della popolazione. Via Fossario diventa una fossa comune a cielo aperto. I resti ossei sono ancora visibili nei sotterranei dell'ex Seminario Tridentino.
◉ EFISIO PRIMA DELLA PESTE — STUDI RECENTI
Lo studio di Nicoletta Bazzano (2017) ha mostrato che prima del 1652 Efisio era una figura minore del pantheon cagliaritano: a contendersi il primato devozionale erano San Saturnino (patrono antico della città), San Lucifero, San Giorgio di Suelli, San Salvatore da Horta. La modica frequenza del nome "Efisio" nei registri parrocchiali pre-peste conferma una devozione tiepida. È l'irrompere della peste barocca a promuovere il martire di Nora a protettore assoluto della città.
◉ DALLA PASSIO SANCTI EPHYSII · LA PROMESSA AL POPOLO DI CAGLIARI
La scelta del 1652 non è casuale. Nel testo della Passio, prima di essere decapitato a Nora il santo si era rivolto a Cristo chiedendo esplicitamente di proteggere la città:
«...affinché quanti fra loro [gli abitanti di Cagliari] soffriranno di malattie, se verranno nel luogo ove sarà deposto il mio corpo per recuperare la salute, o si troveranno stretti tra i flutti del mare, o minacciati da barbari nemici, o saranno rovinati da carestia e peste, dopo avermi invocato siano salvi e liberi da tutte le loro angosce per mezzo tuo, Signore Gesù Cristo».
Pestilenze, nemici venuti dal mare, carestia: è il triplice ruolo di protettore che il santo si autoassegna in punto di morte, secondo il testo agiografico tramandato. La municipalità del 1652 non improvvisa — applica la promessa.
L'11 luglio 1652, alle prime avvisaglie del contagio in arrivo dal Sassarese, la Municipalità di Cagliari pronuncia il Voto perpetuo: ogni 1° maggio, processione solenne fino a Nora. Per sempre. Il simulacro viene contemporaneamente portato dalla chiesa di Stampace alla Cattedrale, dove resta esposto alla venerazione pubblica fino alla cessazione della pestilenza.
Il Viceré incarica un proprio delegato (il primo Alter Nos) di cavalcare a fianco del cocchio come suo alter ego. Il ruolo sopravvive alla monarchia e oggi è il Sindaco di Cagliari a nominarlo ogni anno.
◉ DALLE CARTE DELL'EPOCA
27 aprile 1654 — Editto dell'arcivescovo di Cagliari don Bernardo de La Cabra: indulgenza plenaria e remissione dei peccati a chi accorra in pellegrinaggio alla chiesa rurale di Sant'Efisio a Nora il 3 maggio dello stesso anno, su esplicita concessione di papa Innocenzo X.
14 aprile 1657 — Un atto notarile attesta che già nel 1655 (se non l'anno precedente) il simulacro era stato portato in processione a Nora: è da qui che prende forma la pratica processionale annuale che continua ininterrotta fino a oggi.
◉ AUTUNNO 1656 · IL SECONDO ATTO
Quando la peste cessa, nell'autunno del 1656 — dopo aver dimezzato la popolazione cittadina, da circa 20.000 a 10.000 anime — i Consiglieri della Municipalità riuniscono di nuovo l'assemblea e pronunciano un secondo voto solenne: questa volta di ringraziamento perpetuo, l'impegno formale a celebrare Sant'Efisio ogni anno per l'eternità. È il «voto del 1656» di cui parla la storiografia (Mario Corda 1936; Mauro Dadea), distinto dal «voto del 1652» che era invece la richiesta di protezione iniziale.
Il primo voto chiede, il secondo voto ringrazia. Insieme costituiscono il fondamento giuridico-devozionale della tradizione che continua ininterrotta da 370 anni.
SETTEMBRE 1656 ◉ LA PESTE SCOMPARE ◉ DAL 1657 LA PROCESSIONE DIVENTA TRIONFALE
II° VOTO1720
1720 I Pozzi
Sant'Efisio appare in sogno al viceré Filippo Pallavicino di Saint Remy e lo avverte di un tentativo di avvelenamento dei pozzi del Castello. Il piano viene sventato in tempo, la città salva.
Cagliari pronuncia il secondo voto perpetuo: ogni anno il Giovedì Santo il simulacro di Sant'Efisio, vestito a lutto con mantello e pennacchio neri sull'elmo, viene portato a fare il giro delle sette chiese, a visitare gli Altari della Reposizione del Santissimo Sacramento.
Il rito coincide con il passaggio dinastico in atto: nel 1720 la Sardegna passa dagli Asburgo ai Savoia con il trattato dell'Aja. Saint Remy era viceré sabaudo.
◉ GIOVEDÌ SANTO ◉ STATUA A LUTTO ◉ 7 CHIESE ◉
III° VOTORESISTIAMO
1793 I Cannoni
Il 26 febbraio 1793 una flotta di 20 navi da guerra francesi dell'ammiraglio Truguet bombarda Cagliari. Il simulacro di Sant'Efisio, su richiesta in sogno di una monaca cappuccina, viene portato sull'omonimo bastione del porto. Le truppe francesi sbarcate a Quartu S. Elena sono respinte dalle milizie popolari guidate da Girolamo Pitzolo.
Nel 1794 Cagliari pronuncia il terzo voto perpetuo: ogni anno il Lunedì dell'Angelo (Pasquetta), processione fino alla cattedrale in segno di ringraziamento. Al termine viene solennemente benedetto il giogo dei buoi che trainerà il cocchio a maggio.
Nel 1798 il cagliaritano Gioachino Cortei incide un'acquaforte commemorativa intitolata «Calaris per integrum mensem a Gallis obsessa, S. Ephisii patrocinio defenso anno MDCCXCIII» — «Cagliari assediata per un mese intero dai Francesi, difesa dal patrocinio di Sant'Efisio nell'anno 1793». Esemplari sono conservati alla Biblioteca Universitaria e alla Biblioteca Comunale di Cagliari.
◉ LUNEDÌ DELL'ANGELO ◉ COMANDANTE SUPREMO DEI COMBATTENTI ◉
Il Giovedì Santo · Su Giru de is Setti Cresias
◉ COME SI SCIOGLIE OGNI ANNO IL VOTO DEL 1720
Il rito del Giovedì Santo
Alle 20:00 del Giovedì Santo, dalla piazzetta di Sant'Efisio a Stampace, parte la processione del giro delle sette chiese — in sardo «su giru de is setti cresias». Il rito si inserisce nel triduo pasquale, fra la liturgia In Coena Domini (lavanda dei piedi e istituzione dell'Eucaristia) e la Passione del Cristo del Venerdì Santo: il santo «in lutto» visita gli Altari della Reposizione del Santissimo Sacramento in sette chiese del centro storico di Cagliari.
Le sette chiese visitate variano di anno in anno: la pratica devozionale è flessibile, dipendente dalla disponibilità delle parrocchie. Una versione attestata negli anni della ripresa (Unione Sarda, fine anni '90) cita: Sant'Antonio in via Manno, la cappella delle monache cappuccine in via Spano, San Salvatore in via Torino, Santo Sepolcro, San Michele in via Ospedale, Sant'Anna in via Azuni, e infine ritorno a Sant'Efisio. Una variante documentata dal progetto Storia Digitale UniCa LUDiCa propone invece Sant'Antonio Abate, le Cappuccine, Santa Croce, il Portico La Marmora, la Cattedrale e le chiese di Villanova (San Giovanni, San Giacomo, San Michele).
Il giro fu sospeso intorno alla fine degli anni '60 — nel quadro delle riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II — e ripreso nel 1999 dall'Arciconfraternita del Gonfalone, dopo circa trent'anni di interruzione. La continuità del rito è oggi affidata al sacrista maggiore Salvatore Mazzaglia e al cappellano Don Mario Ledda.
Il giorno successivo, Venerdì Santo, le vie del centro storico ospitano tre processioni del Cristo morto: a San Giovanni alle 13, in piazza San Giacomo alle 16 e a Sant'Efisio alle 20. Il triduo si chiude con la Veglia del Sabato e la Pasqua di Resurrezione — quattro giorni dopo arriva il Lunedì dell'Angelo, che scioglie il terzo voto perpetuo (1793).
◉ IL SIMULACRO IN LUTTO
La statua portata in processione il Giovedì Santo non è il simulacro processionale di maggio, ma quella del Settecento scolpita da Giuseppe Antonio Lonis a Senorbì nel 1764, custodita nella chiesa di Sant'Efisio a Stampace.
Per il giro è vestita esplicitamente «in lutto»:
→fiocco e colletto rigorosamente neri
→elmo con pennacchio nero
→catene e cuore in argento
→portata a spalla dai confratelli
◉ TRE STATUE, TRE FUNZIONI
La chiesa di Sant'Efisio a Stampace custodisce tre simulacri distinti: il simulacro processionale di maggio (la statua più antica, oggetto del voto del 1652), la statua di Lonis del 1764 usata per il giro del Giovedì Santo, e la statua dell'altare. Le tre statue del santo →
Capoterra 1655 — Il Santo Padrino
◉ EDITTO DI RIFONDAZIONE ◉ 9 MAGGIO 1655
Villa Nueva de San Efis de Caputerra
Capoterra è di origine antichissima, punico-romana, ma viene distrutta nel 1355 durante la guerra di conquista catalano-aragonese della Sardegna. Il territorio resta disabitato per tre secoli.
Alla metà del Seicento, il feudatario don Girolamo Torrellas — seguendo direttive del re di Spagna — decide di ripopolarlo. L'editto di rifondazione, scoperto da Emanuele Atzori, è datato 9 maggio 1655: concede salvacondotti e agevolazioni fiscali a chi accetti di trasferirsi nel nuovo abitato, denominato «Villa nueva de San Efis de Caputerra».
Il momento è drammatico: la Sardegna è ancora flagellata dalla pestilenza barocca giunta da Alghero nel 1652. Per questo Torrellas mette il nuovo paese sotto la protezione del santo che in quel frangente è ritenuto da tutti il più potente taumaturgo contro le pestilenze: Sant'Efisio Martire. Sant'Efisio diventa così, letteralmente, padrino di battesimo di Capoterra.
La fiducia del feudatario è ben riposta: il paese cresce e nel 1658 viene fondata la parrocchia, con i registri ufficiali dei Quinque libri (battesimi, cresime, matrimoni, defunti, status animarum).
Pochi giorni prima dell'editto, il simulacro di Sant'Efisio aveva attraversato e benedetto il territorio della baronia, andando e tornando da Cagliari a Nora — confermando l'origine processionale dello stesso anno 1655.
Il Calendario dei Riti
Il culto di Sant'Efisio non si concentra solo nei giorni della grande processione di maggio. È un calendario annuale di ricorrenze che scandiscono la vita liturgica e civile della città, dalla memoria liturgica del martirio fino al pellegrinaggio votivo.
◉ DIES NATALIS
14-15 Gennaio
«Rinascita alla vita eterna»
Memoria liturgica del martirio del protectoris poderosu avvenuto sulla spiaggia di Nora nel 303 d.C. Il 14 gennaio apre il novenario con la vestizione del simulacro e la recita del Rosario; il 15 gennaio alle 18:00 il simulacro settecentesco di Giuseppe Antonio Lonis esce in processione per le vie di Stampace, seguito dalla Messa solenne pontificale celebrata dall'Arcivescovo di Cagliari (per il 2026: S.E. Mons. Giuseppe Baturi).
I riti coinvolgono anche Pula e la chiesa di Nora, dove avvenne il martirio.
◉ VOTO 1779 · LUTTO
Giovedì Santo
Giro delle Sette Chiese
Il simulacro vestito a lutto — mantello, collare, polsini e pennacchio neri sull'elmo — esce in serata dalla chiesa di Stampace per visitare sette chiese di Cagliari e i loro Altari della Reposizione del Santissimo Sacramento, attraversando i quartieri storici di Stampace, Marina, Castello e Villanova.
◉ LE SETTE CHIESE
Chiesa di Sant'Antonio · via Manno
Chiesa delle Monache Cappuccine · via Cima
Chiesa di Santa Croce · Castello, piazza Santa Croce
Cattedrale di Santa Maria · Castello, via Canelles
Chiesa di San Giovanni · Villanova, via San Giovanni
Oratorio del SS. Crocifisso · Villanova, piazza San Giacomo
Al rientro verso Sant'Efisio, sosta finale presso la Chiesa di Sant'Anna (via Azuni).
L'itinerario può variare di anno in anno. Per orari e dettagli aggiornati dell'edizione corrente, fare riferimento alle comunicazioni dell'Arciconfraternita del Gonfalone.
◉ VOTO 1794
Lunedì dell'Angelo
Pasquetta · ore 8:00
Processione votiva da Stampace alla Cattedrale di Santa Maria in segno di ringraziamento per la protezione contro i cannoni francesi del 1793. Al termine, sul sagrato della chiesa di Sant'Efisio, viene impartita la benedizione dei buoi che traineranno il cocchio nel pellegrinaggio del 1° maggio.
Per la 370ª edizione (2026), i due buoi debuttanti sono «Ti stimu» e «Po' cantu bivu», benedetti il 6 aprile 2026.
◉ VOTO 1656
1°-4 Maggio
Pellegrinaggio votivo
Il rito principale: il simulacro lascia Stampace il 1° maggio per raggiungere il santuario di Nora e ritornare a Cagliari il 4 maggio (100 km in 4 giorni), accompagnato da migliaia di fedeli, dall'Alter Nos, dai cavalieri e miliziani, dai gruppi folk di tutta la Sardegna.
Quando si Scioglie il Voto?
Una precisione che spesso si perde nella narrazione quotidiana della festa: il rito dello scioglimento del voto e l'atto pubblico di chiusura non coincidono. Sono due momenti distinti, in due luoghi diversi, in due giornate diverse. Capirne la differenza significa cogliere la struttura liturgica della 370ª.
◉ 3 MAGGIO · ORE 11 · NORA
Lo Scioglimento
L'Arcivescovo di Cagliari celebra il Pontificale solenne nella chiesetta proto-romanica di Sant'Efisio sul luogo del martirio. È qui che il voto si scioglie come atto liturgico: la promessa del 1652 era «andremo ogni anno a Nora», e l'adempimento si compie nel posto dove Efisio fu decapitato.
È il momento più alto della festa dal punto di vista della fede. Il santo è arrivato dove doveva arrivare, e nel rito eucaristico nel suo martyrium la città restituisce a Dio la promessa.
◉ 4 MAGGIO · ENTRO MEZZANOTTE · STAMPACE
La Certificazione
Il santo rientra nella sua chiesa di partenza dopo quattro giorni e cento chilometri di cammino. Sul sagrato, il Presidente dell'Arciconfraternita comunica formalmente all'Arcivescovo, all'Alter Nos e ai fedeli che il voto è stato sciolto.
Pronuncia la formula di chiusura, «A totus, atrus annus» (a tutti, all'anno prossimo), e i fedeli rispondono «Deu bollada» (Dio voglia).
È l'atto istituzionale: dichiarare pubblicamente che la promessa è stata onorata, e rinnovare il patto per l'edizione successiva. Lo scioglimento è già avvenuto la mattina del giorno prima.
◉ IL MODO PIÙ PRECISO DI RACCONTARLA
Il voto si scioglie a Nora, il giorno 3. Il ritorno a Stampace, il giorno 4, lo certifica davanti alla città.
Mai Interrotta — 370 Anni
Anno
Circostanza
Come si svolse
1657
Prima processione solenne post-voto
Trionfale, dopo la fine della Peste Nera
1793
Bombardamento della flotta francese rivoluzionaria
Pronunciato il secondo voto; processione continua
1916
Prima guerra mondiale — gli uomini al fronte
Partenza posticipata di 7 giorni, processione senza miliziani e senza guardanìa
1918
Coda della Grande Guerra — buoi assenti dal cocchio
Cocchio portato a spalla dai fanti della Brigata Sassari reduci dal Carso
1943
Bombardamenti alleati su Cagliari — la città distrutta
Simulacro sul furgoncino del latte della ditta Gorini tra le macerie
2020–21
Pandemia da Covid-19 — Atto di Affidamento di Mons. Baturi (16 marzo 2020)
Santo a Nora su cabinato trasparente della Croce Rossa, voto sciolto
2026
Dermatite nodulare contagiosa dei bovini in Sardegna — zona UE di restrizione 50 km
Simulacro a spalla fino a viale La Plaia, poi sullo stesso cabinato del 2020. Niente buoi in nessuna tappa
Voci dei Viaggiatori
L'Ottocento è il secolo della scoperta della Sardegna da parte di scrittori e letterati, italiani e stranieri. Bibliotecari di re, gesuiti, generali, viaggiatori romantici: tutti, arrivando a Cagliari il 1° maggio o nei paesi dell'interno nei giorni di festa, hanno lasciato traccia di ciò che hanno visto. Nel Novecento il filone prosegue con D.H. Lawrence e Pietro Pancrazi, fino al nostro secolo. Quello che segue è un florilegio.
«Qui il popolo, animato dalla fede, partecipa da attore, mentre nelle nostre folle è spettatore e curioso. Le vecchie società, a cui manca la fede, non hanno l'allegrezza nel cuore. Il cuore è gaio soltanto quando crede ancora in qualche cosa. Ecco il segreto della gioia e del trasporto nella festa di Sant'Efisio, alla quale nulla mi è parso di poter paragonare nemmeno in Italia.»
◉ Antoine-Claude Pasquin Valery · 1837 bibliotecario del Re di Francia
«Chi volesse appieno dilettarsi di vedere le fogge del vestire dei Sardi, si trovi a Cagliari sulla piazza di Stampace il dì della festa di Sant'Efisio.»
◉ Antonio Bresciani SJ · 1850 gesuita, scrittore
«Il Santo, vestito alla spagnola coi baffi e il pizzetto alla moda, viene posto dentro un cocchio chiuso da vetrate e collocato su un carro. Due buoi neri, scelti e ben pasciuti, le corna adornate di aranci e frange multicolori, la fronte rilucente di orpelli, e il collo cinto da una sonagliera tintinnante, sono incaricati del delicato trasporto.»
◉ Alberto La Marmora · metà '800 «Voyage en Sardaigne»
«Il posto è grazioso, anche grazie ai vecchi olmi che lo circondano. Possiede bei costumi femminili, e il caso volle che giungessimo a Busachi nel giorno del Corpus Domini. La lunga processione che durante il pomeriggio si snodava per le vie del paese ci fornì l'occasione di ammirare i bei costumi e le loro ancora più belle indossatrici.»
◉ Heinrich Wagner · 1905 linguista tedesco, su Busachi
«Sorgono, graziosamente annidata tra i pendii boscosi di Limpetto, magica piccola città, termine e ganglio di tutte le strade dell'interno dell'isola.»
◉ D.H. Lawrence · 1921 «Sea and Sardinia»
«Queste donne hanno serbato tutto il loro costume, e uniche forse in Sardegna lo indossano fin da piccine. […] Desulo è un paesino che in Sardegna fa macchia, resta da parte come un garofano dentro un mazzo di cardi.»
◉ Pietro Pancrazi · primo '900 scrittore, critico letterario
«Quando scende la sera, e sui monti di Oliena si accende la faccia rosa della luna, pare che sulla terra si rinnovi la visione del paradiso terrestre.»
◉ Remo Branca · 1964 «Sardegna segreta»
«La processione di Sant'Efisio è un esplosivo miscuglio di secoli e di genti diverse, che abbaglia e stordisce come un vino. È un folgorante nastro colorato, dalle mille teste, che si snoda per chilometri: un fatto che è più natura che umanità, come una cometa o un plenilunio, come il vento o il sereno. Il più colorato convegno di folklore d'Europa.»
◉ Francesco Alziator · '900 etnografo, «Il folklore sardo»
I contenuti agiografici, iconografici e storici di questa pagina sono tratti da fonti accademiche peer-reviewed. Riferimenti essenziali:
◉A. Virdis, Sant'Efisio: il culto, la leggenda e le immagini nel Medioevo, fra la Sardegna e Pisa, in «L'agiografia sarda antica e medievale» (a cura di A. Piras, D. Artizzu), PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 453-476.
◉G. Fois, Passio Ephysii (BHL 2567), in «Passiones martyrum Sardiniae», Corpus Christianorum Continuatio Mediaevalis 279, Turnhout (in uscita).
◉P.G. Spanu, Martyria Sardiniae. I santuari dei martiri sardi, Oristano 2000.
◉R. Coroneo (a cura di), Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio, Edizioni AV, Cagliari 2011 — saggi di E. Pinna (devozione e itinerario) e N. Usai (schede storico-artistiche di 16 chiese del percorso).
◉N. Bazzano, Efisio Martire. Il culto di un santo nella Sardegna spagnola, in «Chronica Nova», vol. 43, Universidad de Granada 2017, pp. 85-108 — peer-reviewed; lettura della genesi barocca del culto come risposta alla peste del 1652, con comparazione fra Cagliari e Palermo (santa Rosalia).
◉H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Paris 1909.
◉M. Dadea, La sagra di Sant'Efisio, grafica di M. Frau, Capoterra 2008 — saggio storico-antropologico illustrato sul cerimoniale processionale e sulle famiglie storiche legate al cocchio (Lecca, Bolla, Ballero).
◉ICCD, Scheda di catalogo OA n. 00071459 — Statua di Sant'Efisio di Giuseppe Antonio Lonis (1764), Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, MiBACT (recepisce A. Virdis 2013 sui documenti di pagamento; restauro 1997 G. Malorgio).
◉S. Weppelmann, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011.
◉Cod. Vat. Lat. 6453, cc. 201-208 (XII sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana — edito in «Analecta Bollandiana» III (1884), pp. 362-377.
Fonti contemporanee e divulgative:
◉Cagliaripad (a cura di G. Dessì), Speciale 370ª Festa di Sant'Efisio, Cagliari 2026, 20 pp. — fonte primaria per le citazioni dell'Alter Nos 2026 Giovanni Porrà e dei suoi predecessori (Mura, Ena, Cilloccu) e per la storia del voto di Giorgino. Sfogliabile online.