Le grandi persecuzioni di Diocleziano iniziarono formalmente solo il 24 febbraio 303 d.C. con l'Editto di Nicomedia. Prima di quella data i cristiani erano pienamente integrati nell'esercito romano e avevano libero accesso alle cariche pubbliche; alcuni erano persino tra i consiglieri personali dell'imperatore.
Il presunto martirio di Efisio è datato al 15 gennaio 303 d.C., quaranta giorni prima dell'editto. Questo rende storicamente problematico il suo ruolo di "persecutore di cristiani" attribuitogli dalla Passio.
Nel 1909 il bollandista Hippolyte Delehaye dimostrò che la Passio Sancti Ephysii deriva in modo diretto dalla seconda leggenda di San Procopio di Palestina (martire ca. 303). Più recentemente lo studioso Pier Giorgio Spanu ha proposto una derivazione mediata: una versione italo-meridionale perduta dovuta a un agiografo locale, che spiegherebbe l'ambientazione di parte della vicenda fra Apulia e Gaeta.
Lo stesso episodio delle tre immagini acheropite sulla croce d'oro rimanda alla controversia iconoclasta bizantina (VIII-IX sec.), e fu letto come argomento iconodulo al II Concilio di Nicea del 787: ulteriore spia della redazione della leggenda in età medio-bizantina.
◉ Passio Cod. Vat. Lat. 6453, XII sec. ◉ Ediz. critica in uscita: Fois, «Passio Ephysii», Corpus Christianorum