85+ GRUPPI ◉ 27 SUB-REGIONI

5.500 FIGURANTI ◉ COSTUMI TRADIZIONALI ◉ 8 PROVINCE SARDE

I Gruppi
Folk

Il cuore etnografico della festa: un'intera Sardegna in costume che attraversa Cagliari il 1° maggio. 27 sub-regioni storiche, decine di associazioni, una sfilata di otto ore.

Gruppi folk in costume tradizionale durante la processione di Sant'Efisio

◉ TRADIZIONE STABILE DAL 1657

L'Ordine Tradizionale di Sfilata

La sequenza della processione segue uno schema codificato che si ripete immutato ogni 1° maggio. Ogni elemento ha un suo posto preciso, frutto di tre secoli e mezzo di tradizione.

  1. 1

    Strumentisti di Testa

    L'apertura è affidata ai suonatori di launeddas — lo strumento a tre canne sardo. Le note antiche di Cuncordia preludono al corteo.

  2. 2

    Le Tracas

    Circa 19 carri ornamentali (tracas) decorati con fiori e trainati da buoi bianchi, provenienti dai comuni del percorso e dal Campidano.

  3. 3

    Gruppi Folk per Sub-regione

    Circa 5.500 figuranti in costume tradizionale. Sfilano prima i gruppi dei comuni che ospitano il percorso (Cagliari, Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Capoterra), poi gli altri raggruppati per regione storica.

  4. 4

    Cavalieri di ogni Sardegna

    Oltre 35 associazioni equestri, 172 figuranti a cavallo. I primi a sfilare sono i Cavalieri del Campidano. Seguono rappresentanze di ogni provincia dell'isola. Approfondimento dedicato in /cavalieri-e-miliziani.

  5. 5

    I Quattro Plotoni di Miliziani

    Quattro plotoni da 14 cavalieri, uno per ciascun quartiere storico di Cagliari: Stampace, Villanova, Marina e Castello. Giubbe rosse ottocentesche, archibugi, salve di fucile nei punti chiave del percorso.

  6. 6

    Arciconfraternita del Gonfalone

    Precede immediatamente il cocchio. Reca il Gonfalone seicentesco della Madonna del Riscatto.

  7. 7

    Il Cocchio Dorato

    Il simulacro di Sant'Efisio nel cocchio barocco del XVIII secolo, trainato dai buoi bianchi ornati di ghirlande. È il culmine religioso e visivo della processione.

◉ DAL LOGUDORO AL SULCIS, DALLA GALLURA AL SARRABUS

Le 29 Sub-regioni della Sardegna

Ogni comune sardo ha il proprio costume tradizionale, con tessuti, gioielli e foggia che raccontano secoli di storia. I gruppi folk si organizzano per sub-regione storica — divisioni geografico-culturali più antiche dei confini provinciali moderni.

Mappa illustrata della Sardegna divisa nelle sub-regioni storiche — Gallura, Logudoro, Marghine, Barbagia, Ogliastra, Marmilla, Sulcis, Campidano — con figure in costume tradizionale per ciascuna area, e Cagliari segnalata come punto di Sant'Efisio del 1° maggio
◉ FOLK GROUPS ◉ SUB-REGIONI ◉ TRADIZIONI VIVE
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Nota editoriale. La composizione dei gruppi partecipanti varia annualmente in base alle iscrizioni. L'elenco qui sotto è una sintesi dei gruppi storicamente presenti per sub-regione; ciascuna scheda include una breve caratterizzazione etnografica dei tratti distintivi (tessuti, gioielli, copricapi, paesi più rappresentativi). Quando il Comune di Cagliari pubblicherà l'elenco ufficiale della 370ª edizione, questa pagina sarà aggiornata.

Campidano di Cagliari

Assemini · Cagliari (Villanova, Giorgino, Pirri) · Elmas · Maracalagonis · Monastir · Monserrato · Quartu Sant'Elena · Quartucciu · Selargius · Serramanna · Serrenti · Sestu · Settimo San Pietro · Sinnai · Uta · Villasor

Area più rappresentata, con oltre 20 gruppi attivi. Include la dorsale del percorso.

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Ricchezza dei tessuti e dei gioielli. A Cagliari sa baschina rossa ricamata in argento e sa savanatara con gonna ampissima in raso di seta a fitte pieghe (transitata anche nel Carnevale cagliaritano). Su bordau e veli di seta come su mucadore 'e nau. Sa berrita annodata intorno al capo con fazzoletti interni per aumentarne il volume. A Maracalagonis grembiuli interamente ricamati in seta con motivi floreali policromi, scialli viola, e sull'asu — gioiello in argento filigranato in 3 parti (su brocchu, su domino, su pendenti) divisibile in eredità tra sorelle. A Monserrato e Pirri su bardellinu, l'abito da sposa con gonna in lampasso a fondo verde. A Quartu Sant'Elena tre costumi distinti convivono: salvelata (Pannus Arrubius), sasaietta e su 'ordau con righe rosse e blu.

Sulcis

Capoterra · Nuxis · Pula · Sant'Antioco · Sarroch · Teulada · Villa San Pietro

Ospita la seconda metà del percorso — da Sarroch a Nora.

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Passaggio dal Campidano all'area marittima. Capoterra ha Sant'Efisio come patrono e mantiene i tessuti pregiati campidanesi (gonne di bordau e velluto, veli in tulle delle spose). A Sarroch abiti della metà dell'Ottocento per stati civili e ceti sociali, accompagnati dal canto del Rosario. A Pula bordau e gonne di gala con il grembiule a ventaglio del Cagliaritano: tradizione conservata grazie agli abiti tramandati in famiglia. Teulada si distingue per il cappello maschile a falde larghe e per la lunga storia isolata che ha permesso di sviluppare un'identità a sé. A Santu Perdu (Villa San Pietro) il gruppo folk recente (prima sfilata 2022) accompagna l'ingresso del santo nel paese.

Iglesiente

Gonnesa · Iglesias · Siliqua

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Dominante l'eredità spagnola. Le donne nobili indossano un'ampia cappa che indica il ceto sociale; le altre su scialle 'e seda o su scialle a matta. Le sposate annodano il velo in tulle sul petto, le nubili lo lasciano sciolto sotto la cappa. Gli uomini portano un pantalone tubolare al ginocchio: unica eccezione in Sardegna alla tradizione del gonnellino con sa ragas bianca. Sant'Antioco, la cui festa è documentata già in un manoscritto del 1466 (prima della scoperta dell'America), è patrono di tutta la Sardegna oltre che compatrono della diocesi di Iglesias.

Arburense

Guspini · Villacidro

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Tipologie ottocentesche tarde con baschinas in seta damascata. La camicia bianca con su gossu viene abbandonata per camicie più legate al mondo signorile italiano. Antica tradizione della lavorazione dei coltelli a Guspini.

Campidano di Oristano

Cabras · Mogoro · Oristano · Villaurbana

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

A Cabras camicie con ricami ad intaglio, giacchetti corti aderenti, fazzoletti di seta agganciati sul seno. Le donne sfilavano tradizionalmente scalze — segno di identità marittima del Sinis (vedi anche la Corsa degli Scalzi della prima domenica di settembre). Villaurbana ha l'associazione Bidobrana (vent'anni di vita nel 2026) e una grande perizia nel ballo. Oristano ha la berrita russa maschile e per le nobili più adulte un grembiule da testa nero in seta sopra il velo in tulle. Maria Carta indossò l'abito di Oristano in più occasioni pubbliche.

Parteolla

Dolianova · Serdiana

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Numerose sottogonne — fino a sette sovrapposte una sull'altra — per aumentare il volume della gonna esterna e indicare uno status elevato. Tessuti tipici del Campidano abbinati al gusto rurale di Dolianova e Donori. La cattedrale di San Pantaleo è uno splendido gioiello dell'arte romanico-pisana.

Trexenta

Gesico · Siurgus Donigala

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Antico granaio di Roma. Pane votivo a forma di croce a Siurgus Donigala, portato in processione a Sant'Efisio. Abbigliamento più sobrio: la ricchezza è data dal lavoro delle mani delle donne più che dai tessuti pregiati. Barrali (su nome incerto: forse da barralis, viti a pergolato).

Marmilla

Gesturi · Sanluri

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

A Sanluri su gulettu — la sopravveste maschile in cuoio color zafferano, tra i capi più diffusi in Sardegna fino a tempi recenti, documentata anche in bronzetti nuragici. Su mucadore 'e nau, il grande fazzoletto di cotone delle donne, ripiegato triangolarmente. A Tuili giacchetto in pelle d'agnello rivoltato (vello all'interno per tenere caldo). A Gesturi nasce nel 1882 Fra Nicola, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1999; i cavallini della Giara ne sono emblema territoriale.

Sarcidano

Laconi

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Laconi, la «piccola Assisi dei Sardi», patria di Sant'Ignazio. Su mucadore mannu viene intrecciato in base all'età: le giovani lo annodano lasciando scoperto il collo, le anziane lo coprono. Corpetti in broccato o lampasso con stecche in canna o in costole di balena. Parco della famiglia Aymerich, meta di pellegrinaggi.

Gerrei

Escalaplano

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Tra le valli del Flumendosa e del Flumineddu. Abito vicino a quello della Marmilla, con un dettaglio distintivo: il fazzoletto annodato intorno al collo, scelta caratteristica di Escalaplano.

Sarrabus

Muravera

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Terra degli agrumi (Sagra a Muravera ad aprile) e delle launeddas: i suonatori del Sarrabus aprono storicamente i grandi cortei, protagonisti del repertorio liturgico tradizionale.

Quirra

Perdasdefogu

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Via di mezzo tra l'Ogliastra costiera e quella montana. Tessuti pregiati abbinati al grande scialle in tibet di lana marrone con frange a macramè e in seta. Colori scuri (marrone, verde bottiglia, viola) annunciano la transizione verso la montagna. La chiesa preromanica di San Sebastiano è collocata tra l'850 e l'anno 1000.

Ogliastra

Tortolì

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Sub-regione spaccata tra mare e montagna. Bari Sardo ha gilet con scollatura a cuore e abiti in pendant gonna-giacchetto, segno della seconda metà dell'Ottocento; tessuti pregiati (broccati, sete damascate) e la torre saracena come simbolo. Villagrande Strisaili è eccezione montana: scialle in tibet di lana marrone, pezzuola in panno rosso bordata di seta nera, gioiello Cancios de Frenu in argento filigranato. Paese di longevità, tra le aree «zona blu».

Barigadu

Busachi · Fordongianus

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Busachi: copricapi candidi in tela, velo da sposa finissimo ricamato (Heinrich Wagner ne scrive nel 1905). Grembiule in panno nero bordato di seta azzurra che copre tre quarti della gonna. Gilet con scollatura a cuore. Pantalone maschile sa ragas in lino indossato sciolto. La sala dei matrimoni di Palazzo Bacaredda a Cagliari conserva gli affreschi di Filippo Figari con una coppia in abito di Busachi.

Guilcier

Abbasanta · Ghilarza · Paulilatino

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Ghilarza: le case in pietra ferrigna, gli orti di menta e limoni che Antonio Gramsci ricordava nei suoi scritti come «le cose perdute e ingentilite dalla memoria». Il gruppo folk celebra nel 2026 i suoi 50 anni di attività.

Mandrolisai

Atzara · Desulo · Samugheo · Sorgono · Tonara

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Pluralità di paesi con identità nettissime. Atzara: Sa Tiazzola, copricapo in lino inamidato acconciato in modo estroso (un pittore spagnolo si trasferì lì per ritrarne i volti femminili in ogni età); il colore verde borda i grembiuli in orbace. Desulo: due trecce sul davanti, cuffie color scarlatto con guarnizioni azzurre e gialle, gonna rettangolare ripiegata sui fianchi nella parte posteriore, gulettu maschile evolutosi nel tempo. Pancrazi: «un paesino che fa macchia, resta da parte come un garofano dentro un mazzo di cardi». Samugheo: copricapi delle prioresse con quattro fazzoletti intrecciati; grembiule in orbace bordato di seta verde. Tonara: terra di Peppino Mereu, dei campanacci e del torrone. Sorgono: scialle in seta zafferano, balza azzurra (D.H. Lawrence ne scrive in Sea and Sardinia, 1921).

Barbagia di Belvì

Aritzo · Meana Sardo

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Meana Sardo: copricapo che dà forma a mandorla alla testa femminile, con pezzuola di lino intrecciata. Camicie in lino dal colore non bianchissimo, broccati industriali con fondo azzurro e oro, orbace per gonne e grembiuli — convivenza tra moda esterna e produzione locale.

Barbagia di Seulo

Sadali · Seui

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Sadali, uno dei «Borghi più belli d'Italia», definito «il paese dell'acqua»: nel centro abitato si trova la cascata di San Valentino, caso unico in Europa secondo il canonico Flavio Cocco.

Barbagia di Ollolai

Gavoi · Lodine · Ollolai · Orgosolo

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Orgosolo: gonne sovrapposte in orbace (minimo due) con balza verde nella parte inferiore, su poidu tinto con zafferano, copricapo s'unzu diventato simbolo civico — ripreso anche nei celebri murales del paese. Ollolai: cestini di asfodelo, palio degli asinelli in notturna; copricapo in broccato e giacchetti coordinati. Capitale dell'antica Barbagia, di rilevanza medievale.

Barbagia di Nuoro

Dorgali · Fonni · Nuoro · Oliena · Orune

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Nuoro: l'associazione Nugoresas è il primo gruppo di sole donne in Sardegna; dispone le figuranti in ordine cronologico dall'Ottocento al Novecento. Le spose indossano il corpetto SOPRA la giacca per evidenziarne la canutiglia d'oro. Centenario del Nobel a Grazia Deledda nel 2026. Dorgali: pettinatura a due crocchie sulla nuca avvolte in fazzoletto (con il tempo i capelli sul davanti si diradavano), gioielli in filigrana d'oro tra le ricchezze più orgogliose della Sardegna. Bitti: Su Zippone, gonna plissettata rigida con inserti geometrici contrastanti; sottogonna in pizzo che fuoriusciva indicava le ragazze nubili. Oliena: scialli ricamati in canutiglia d'oro, camicie e pantaloni leggermente azzurrati, Zippones maschili tenuti aperti con inserti di seta azzurra e rossa.

Marghine

Macomer

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Area di transizione tra Logudoro e Barbagia. Abiti più sobri legati alla pastorizia.

Montiferru

Santu Lussurgiu

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Tradizione di pelli, cuoi e bovini. Su Bue Rosso è razza autoctona riconosciuta.

Goceano

Bono · Bottidda

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Bono, capoluogo storico, ha dato i natali a Giovanni Maria Angioy (1751-Parigi), eroe dei moti antifeudali del Settecento, esiliato e morto a Parigi in difesa dei valori di libertà ed eguaglianza. Copricapo femminile con tiazzola inamidata che dà forma particolare al capo.

Baronie

Galtellì

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Antico borgo medievale nel nuorese centro-orientale, luogo di longevità e di tradizioni religiose ben conservate.

Logudoro

Ittiri · Osilo · Ossi · Ozieri · Ploaghe · Uri

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Eleganza signorile, colori sobri di taglio raffinato. Ittiri (Mannu, per distinguerla da Ittireddu): ampia fascia di seta rosa che cinge il busto femminile, su 'utone 'errau (bottoni d'argento in filigrana). Negli anni '60 del Novecento le donne preferivano l'abito tradizionale anche per uscire di casa. Osilo: sa kapitta con balza ricamata a motivi floreali policromi, abito senza grembiule (signorile). Castello-fortezza dei Malaspina dal 1200, e tavole di Simone Manca di Mores ottocentesche. Florinas: nome dall'arte figulina (ceramica). Senorbì: maniche ricamate in oro o motivi floreali policromi, grembiuli ricamati o dipinti, gonna rivoltata sul capo come elemento di eleganza. Uri: pantalone tubolare maschile dopo l'inizio del Novecento (moda italiana che si sovrappone al tradizionale).

Nurra / Turritano

Porto Torres · Sassari

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Sassari: berretto piegato in tre lembi concentrici rosso e nero, corpetto di scarlatto con bottoni d'argento sulle maniche. Su gugliettu, sopravveste in pelle ben conciata color zafferano, indossata dai popolani abbienti. Studi di Gian Mario De Mare alla base della ricostruzione filologica dell'abbigliamento sassarese: come a Cagliari, ogni mestiere aveva il suo abito.

Romangia

Sennori · Sorso

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Zone vinicole della provincia di Sassari, abiti del Logudoro adattati con piccole varianti locali.

Anglona

Nulvi · Valledoria

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Nulvi: contrasto tra il bianco e il nero. Il colore nero entra nell'abbigliamento femminile nella seconda metà dell'Ottocento — prima era esclusivamente il colore della vedovanza, poi diventa anche quello dell'eleganza. Doppia chiave di lettura ancora oggi.

Gallura

Olbia · Tempio Pausania

◉ TRATTI ETNOGRAFICI

Olbia: gonna indossata esclusivamente sul capo (cambia funzione: solo decorativa), giacca maschile lunga al bacino al posto del gonnellino. Tempio Pausania: due forme tradizionali — abito recente nero con velo che incornicia il volto femminile; abito più antico (almeno metà '700) di colore rosso, con pezzuola annodata in modo particolare sul capo.

◉ 1—4 MAGGIO 2026

La 370ª Edizione

Di seguito i gruppi e i cori confermati per l'edizione 2026, così come comunicati dai canali istituzionali. L'elenco completo dei partecipanti sarà pubblicato dal Comune a ridosso della festa e questa pagina verrà aggiornata di conseguenza.

◉ GRUPPI STORICI

Confermati 2026

  • Gruppo Folk Cagliari — Quartiere Villanova

    Fondato nel 1976

  • Villaggio Pescatori Giorgino

    Comunità storica fondata nel 1939, Viale Pula

◉ CORI POLIFONICI

Eventi Collaterali

  • Coro Polifonico Cantos de Jara — Gesturi
  • Coro Kellarious — Selargius
  • Coro Terra Mea — Cagliari
  • Coro S'Arrodia — Sinnai
  • Coro Carrales — Cagliari
  • Coro di Cagliari — Cagliari

Esibizioni durante la Festa della Tradizione e nelle serate culturali collaterali — vedi programma 2026.

◉ RICONOSCIMENTO 2026 · POSTUMO

Il Toson d'Oro a Gaia Costa

Il Toson d'Oro 2026, riconoscimento che ogni anno la festa attribuisce a una figura del mondo folk, è stato consegnato alla famiglia di Gaia Costa, giovane figurante del Gruppo Folk Cagliari Villanova, scomparsa nel 2025 in Costa Smeralda. Hanno ritirato la targa i genitori Alfredo Costa e Deborah Caffiero.

La cerimonia si è tenuta in Piazza del Carmine a Pula la sera del 1° maggio, durante l'evento serale che chiude tradizionalmente la prima giornata della festa. Subito dopo la consegna, gli organizzatori hanno annunciato che i balli folk previsti non si sarebbero tenuti: il riconoscimento sarebbe stato l'unico atto pubblico, in segno di lutto.

«Abbiamo celebrato il ricordo di Gaia con la consegna della targa del Toson d'Oro alla famiglia, e poi abbiamo annunciato che i balli non ci sarebbero stati. La festa di Sant'Efisio è autentica anche nell'aggregazione del ballo: ieri non c'era il cuore adatto.»

— OTTAVIO NIEDDU · DIRETTORE ARTISTICO DELLA FESTA

◉ ANTONELLO PIRAS · GRUPPO FOLK CAGLIARI VILLANOVA

«Indossare un abito tradizionale oggi è diventato un gesto rivoluzionario quasi, eversivo: laddove tutto si dirige verso l'omologazione.»

CAPOGRUPPO DEL GRUPPO FOLK CAGLIARI VILLANOVA

◉ TENDENZA 2026 · DOPO IL COVID

Tornano i Giovani

Dopo il calo iscrizioni del 2020-22, i gruppi cagliaritani — Villanova in testa, ma anche Quartu Sant'Elena e diversi paesi del Campidano — registrano un ritorno di adepti tra i venti e i trent'anni. La festa ha funzionato da appuntamento di rientro per chi era cresciuto nei gruppi giovanili e si era allontanato durante la pandemia.

◉ I CUSTODI PRIVATI

Le Collezioni d'Autore

Gigi Frigau di Sinnai conserva una collezione di 70 abiti completi originali dal Settecento al primo Novecento, fra cui un raro Suvardalino di Sinnai di fine '700.

A Iglesias Stefano Priola custodisce una raccolta dell'area sulcitana. In assenza di un museo regionale dell'abito tradizionale, queste collezioni private sono ad oggi gli archivi più completi del costume sardo.

◉ DIETRO LE QUINTE

Come si Ricostruisce un Costume

I gruppi più seri non «affittano» un costume: lo ricostruiscono filologicamente. Il Gruppo Folk Cagliari Villanova, attivo dal 1976, ha affinato un metodo che il capogruppo Antonello Piras racconta volentieri.

  1. 1

    Cimitero di Bonaria, fine anni '60. Si fotografano le tombe ottocentesche dei cagliaritani — ancora coperte di ritratti dell'epoca in ceramica e di iscrizioni anagrafiche. Le foto sui sepolcri sono spesso l'unica documentazione superstite dell'abito quotidiano d'un secolo prima.

  2. 2

    Elenco telefonico. Identificati i nomi sulle lapidi, si rintracciano i discendenti tramite la guida telefonica e si telefona casa per casa. Molte famiglie cagliaritane custodivano abiti tradizionali in baule, dimenticati ma intatti.

  3. 3

    Confronto con i viaggiatori. Si incrociano le foto e i pezzi originali con le descrizioni dei viaggiatori ottocenteschi (Valery, La Marmora, Bresciani, Wagner) e con i quadri dei pittori-osservatori — su tutti il ciclo della Sala dei Matrimoni di Cagliari di Filippo Figari, che fra il 1912 e il 1914 si trasferì a Busachi per dipingere dal vivo.

  4. 4

    Scelta editoriale. Il gruppo Villanova ha deciso di portare in processione anche abiti giornalieri, da lutto e da mezzolutto — non solo quelli da festa o da sposa. Il pubblico vede così un Cagliari ottocentesca in tutta la sua quotidianità, non solo nelle sue domeniche.

◉ ALL'ALBA DEL 1° MAGGIO

La Benedizione del Mattino

Prima che i gruppi confluiscano nel corteo, c'è un momento liturgico raccoglitore. Si svolge nel cortile dei Salesiani Don Bosco di Cagliari, in viale Fra Ignazio: il punto di benedizione tradizionale dei gruppi folk il mattino del 1° maggio. È un rito breve ma carico, che intreccia tre storie — la festa, la città e una donazione privata di inizio Novecento.

◉ IL RITO

Mons. Baturi e la Visitazione

A celebrare la benedizione è l'Arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi — è la sua seconda volta dopo l'esordio del 2025. La lettura scelta è quella della Visitazione di Maria a Elisabetta dal Vangelo di Luca, con il Magnificat. L'omelia richiama i «sentimenti dei padri del 1657»: gioia della vita, speranza, comunità fraterna.

A seguire le invocazioni dei fedeli, il Padre Nostro, l'orazione finale e la benedizione trinitaria. Presente l'assessora alla Cultura del Comune Maria Francesca Chiappe. Il rito è aperto ai fedeli: chi arriva la mattina presto può assistere.

◉ IL LUOGO · UNA STORIA DI DONAZIONI

Il Complesso di Casa Garzia

L'area che ospita i Salesiani fu donata loro all'inizio del Novecento dalla famiglia Garzia, di origine campana, arrivata a Cagliari a metà Ottocento. Salvatore Garzia, capostipite cagliaritano, aveva avviato un'attività commerciale alla Marina; con la generazione successiva la famiglia entrò nelle élite municipali.

I Garzia donarono l'intero appezzamento tra viale Fra Ignazio e via Tigellio per il complesso che ancora oggi ospita scuola, oratorio e cortile della benedizione. La stessa famiglia donò un villino in viale Sant'Avendrace ai Gesuiti e una colonna del baldacchino della Basilica di Bonaria. Il punto in cui ogni 1° maggio i gruppi folk si riuniscono per essere benedetti, insomma, è una piccola tessera della storia urbana cagliaritana.

◉ LAUNEDDAS ◉ GÒCIUS ◉ ROSARI

La Musica del Corteo

Suonatore di launeddas durante la processione

Le Launeddas

Strumento a tre canne di canna palustre, suonato a respirazione circolare. 3.000 anni di storia, patrimonio immateriale della Sardegna. Durante la festa accompagnano l'uscita del cocchio e scandiscono i passaggi chiave del corteo.

I Gòcius

Litanie sacre in lingua sarda dedicate a Sant'Efisio. Si tramandano di generazione in generazione e vengono intonate dai gruppi durante il cammino. La maggior parte delle associazioni partecipanti recita i gòcius o il rosario lungo il percorso.

Il Sulittu

Flauto pastorale sardo a un solo foro. Meno frequente delle launeddas, ma presente in specifiche tradizioni barbaricine. Riconosci il suo timbro acuto durante il passaggio dei gruppi dell'interno.

◉ UFFICIO TURISMO ◉ SCADENZA 31 GENNAIO

Iscrivere un Gruppo

L'iscrizione di associazioni folkloristiche alla processione è gestita dall'Ufficio Turismo del Comune di Cagliari. La partecipazione è gratuita e aperta ai gruppi di tutta la Sardegna.

01

Scadenza

31 gennaio di ogni anno

02

Canale

Form ufficiale Comune

03

Costo

Gratuito

MODULO ISCRIZIONE UFFICIALE ↗

Domande Frequenti

Quanti gruppi folk partecipano alla festa? +

Decine di associazioni culturali e folkloristiche da tutta l'isola, per un totale di circa 5.500 figuranti in costume tradizionale. Le sub-regioni storiche rappresentate sono 27, da tutte le 8 province sarde.

Qual è l'ordine di sfilata? +

Strumentisti → tracas → gruppi folk per sub-regione (prima i comuni del percorso, poi le altre regioni storiche) → cavalieri → 4 plotoni di Miliziani → Arciconfraternita → cocchio con il santo.

Come si iscrive un gruppo? +

Tramite il form ufficiale del Comune di Cagliari entro il 31 gennaio di ogni anno. L'iscrizione è gratuita.

Chi decide quali gruppi partecipano? +

L'Ufficio Turismo del Comune di Cagliari raccoglie le richieste e pubblica l'elenco e l'ordine di sfilata a ridosso della festa.

Che musica accompagna i gruppi? +

Gòcius (litanie sacre in lingua sarda) e rosari cantati, con accompagnamento di launeddas e sulittu. Le launeddas sono patrimonio immateriale della Sardegna.

Sezioni correlate

Come unirti a un gruppo, dove vederli passare, chi li accompagna a cavallo.