XVIII SEC. ◉ LEGNO DORATO

BAROCCO ◉ ORO A FOGLIA ◉ 100 KM

Il Cocchio
di Sant'Efisio

Il carro barocco dorato che porta il santo da Cagliari a Nora e ritorno. Custodito in chiesa per 361 giorni l'anno, esce solo il 1° maggio.

Il cocchio dorato di Sant'Efisio, carro processionale barocco in legno dorato a foglia

◉ UN CAPOLAVORO DI INTAGLIO E DORATURA

Il Manufatto

Il cocchio processionale attualmente in uso è una macchina barocca settecentesca, interamente in legno intagliato e rivestito di foglia d'oro. Rappresenta uno degli oggetti cerimoniali più preziosi del patrimonio devozionale sardo e viene trattato con la cura riservata ai beni d'arte sacra.

◉ DATI TECNICI

  • Epoca: XVIII secolo, ambito cagliaritano
  • Materiali: legno intagliato, doratura a foglia su bolo rosso, parti in metallo
  • Stile: tardo barocco con stilemi rococò
  • Custodia: Chiesa di Sant'Efisio, Stampace (Cagliari), 361 giorni l'anno

La superficie è scolpita a motivi fitomorfi — volute, racemi, foglie d'acanto — intervallati da puttini, cornici mistilinee e nicchie che ospitano il simulacro ligneo del santo. Il trono centrale sui cui poggia la statua è rialzato e protetto da un baldacchino superiore.

Durante la processione il cocchio si muove a passo d'uomo. Il peso, la fragilità della doratura e la lentezza imposta dalla solennità rituale fanno sì che il pellegrinaggio di 100 km tra Cagliari, Nora e ritorno richieda quattro giorni di cammino, scanditi dalle tappe di Giorgino, Sarroch, Villa San Pietro e Pula.

Dettaglio delle decorazioni barocche del cocchio dorato — volute, racemi e intagli in foglia d'oro
Dettaglio delle decorazioni barocche — legno dorato a foglia

◉ GIANLUIGI PUDDU · TERZO GUARDIANO 2026

«Sant'Efisio è più forte di ogni problema, di ogni contrattempo. Può arrivare con un cocchio, può arrivare con un camioncino, può arrivare anche a piedi: arriva dove deve arrivare.»

VIDEOLINA, DIRETTA APPOSIZIONE ORI E INTRONIZZAZIONE, 30 APRILE 2026

◉ DON FRANCO MATTA · PRELATO PROTETTORE

«Sarà una novità per tutti vederlo non nel cocchio di gala, ma portato a spalle dei confratelli. È una dimensione di ulteriore semplicità e di umiltà che il Santo ci propone.»

OMELIA DELLA MESSA DI INTRONIZZAZIONE, 30 APRILE 2026

◉ 2025—2026 ◉ FONDAZIONE DI SARDEGNA

Il Restauro Biennale

Tra il 2025 e il 2026 il cocchio dorato, il cocchio di campagna e il simulacro pellegrino sono tornati al banco delle restauratrici. Un'operazione finanziata dalla Fondazione di Sardegna e condotta dalla Cooperativa Terra Pinta di Maria Albai e Valentina Argiolas, sotto la direzione lavori della dott.ssa Maria Passeroni (storica dell'arte, Soprintendenza ai Beni Culturali) e del dott. Michele De Laurenti (etnoantropologo). Maria ha guidato il restauro del simulacro, Valentina si è concentrata sui due cocchi.

◉ IL DITO RICOSTRUITO

Indice in Pioppo, Perno in Legno

L'indice della mano destra del simulacro si era spezzato nel 2025. Le restauratrici lo hanno ricostruito in legno di pioppo, lo stesso essere della statua, sostituendo un precedente restauro in resina. Il perno è stato sostituito con un'anima sempre in legno per evitare gli stress meccanici del metallo sul materiale fragile.

Non è la prima volta che questo dito si frattura: nel 1943 i bombardamenti alleati colpirono la chiesa di Stampace e la statua fu trovata riversa per terra, con la mano destra fracassata, perché la nicchia esponeva proprio quel lato.

◉ LA PEDANA

Un Blocco Monolitico Insolito

Una particolarità tecnica della statua pellegrina seicentesca: la base è un blocco unico di legno, insolito per le sculture di quell'epoca, che normalmente avevano pedane barocche decorate.

Si pensa che la pedana originaria si sia distrutta sotto le sollecitazioni del pellegrinaggio annuale e che sia stata sostituita con questo blocco solido per evitare che la scultura si staccasse durante il trasporto a spalla.

◉ NUOVE NORME DI CUSTODIA 2026

Guanti Bianchi e Forbicine

Su richiesta della Soprintendenza, dal 2026 a chiunque maneggi il simulacro vengono distribuiti guanti bianchi: confratelli, restauratrici, sacrista, tutti. Una piccola disciplina conservativa che il pubblico raramente nota.

Gli ori votivi sono cuciti uno per uno alla statua con spago di nylon trasparente tipo lenza da pesca, che va tagliato con una forbicina al rientro. Per ridurre lo stress meccanico, il numero di ori apposti nel 2026 è già stato ridotto rispetto agli anni precedenti.

Le restauratrici hanno avanzato una proposta: una pancerina di tessuto che protegga la pellicola pittorica del busto, sull'esempio della Madonna di Bonaria, che storicamente aveva uno scapolare di velluto rosso con tutti gli ori cuciti sopra. Decisione non ancora presa.

◉ COCCHIO DI CAMPAGNA

L'Officina Metalmeccanica di Teulada

Il cocchio di campagna, più piccolo e più rustico del cocchio di gala, è stato restaurato in due luoghi: la cabina presso il laboratorio Terra Pinta a Cagliari, e il carro presso un'officina metalmeccanica di Teulada.

Lì sono stati torniti ex novo i perni delle ruote ormai logorati, è stata rifatta la filettatura, recuperate le boccole originali. Nel timone è stata inserita una boccola in metallo per evitare che il legno si consumi al contatto continuo. Doratura ripresa con la tecnica antica della foglia oro a bolo, posata a guazzo: la stessa che il cocchio porta da due secoli e mezzo.

◉ IL DITO IN DETTAGLIO

Calco, Gesso, Anima in Legno Duro

Il dito che si è spezzato nel 2025 era in resina — probabile esito di un intervento degli anni Ottanta. Tipica scelta restaurativa di reversibilità: il restauro deve essere riconoscibile e rimovibile.

Il nuovo indice è stato modellato con un calco in gomma siliconica e una colata in gesso, prendendo come riferimento il dito anulare del simulacro (più verosimile della via diretta sul medio). Internamente, un'anima in legno duro garantisce la tenuta meccanica, esternamente il pioppo dello stesso essere della statua.

◉ VERBALE DEGLI ORI · 30 APRILE 2026

Il Tesoro che Veste il Santo

Tutti gli ori e gli ex voto del simulacro sono custoditi in cassetta di sicurezza presso un istituto bancario di Cagliari. Vengono prelevati e riposti ogni anno con doppia firma del Presidente e del Tesoriere dell'Arciconfraternita. Il «Tesoro di Sant'Efisio» è stato catalogato qualche anno fa da Fabrizio Pau: ogni pezzo ha un numero di repertorio. Quelli letti a verbale per la 370ª:

Cammino di gala (Cagliari → Giorgino)

  • n. 56 — Pendantif fin'oro, dono di Maria Teresa d'Asburgo Este (8 smeraldi, 9 topazi, 9 rubini, 8 ametiste)
  • n. 121 — Catena d'oro in filigrana con patena e 12 dorini
  • n. 124 — Catena d'oro con patena in filigrana
  • n. 343 — Rosario d'oro con acqua marina e perle bianche, dono del Comune di Cagliari per la 350ª (sindaco Emilio Floris, 2006)
  • Palma d'oro · Spada di gala · Medagliere risorgimentale
  • n. 83 — Aureola d'oro: ametista, acquamarina, zaffiro, due topazi, due corindoni. Coniata nel 1956 dall'orafo Gianni Carta
  • n. 159 — Medaglione del Terzo Guardiano

Cammino povero (Giorgino → Nora → Casa Ballero)

  • n. 499 — Catena in rame
  • Croce d'argento, dono della comunità di Capoterra
  • n. 851 — Medaglione d'argento con effigie di Sant'Efisio
  • Aureola d'argento
  • Palma d'argento

A Giorgino, prima di proseguire verso Nora, il simulacro viene spogliato degli ori e rivestito con i loro corrispettivi in argento. Gli ori restano custoditi a Casa Ballero dal 1° al 4 maggio sotto la responsabilità della famiglia.

◉ DAL LABORATORIO

Le Restauratrici e il Santo

Mesi e mesi di lavoro al simulacro, in laboratorio, lontano dalla folla del 1° maggio. Maria Albai racconta che, a vederlo spoglio degli ori, molti dei visitatori del laboratorio Terra Pinta non lo riconoscevano:

«Mi dicevano "ma non è quello originale", perché lo vedevano così spoglio. Eppure era proprio lui — Sant'Efisio senza i suoi ori.»

Valentina Argiolas, che ha guidato l'intervento sui due cocchi, descrive con pudore il legame con le opere su cui si lavora a lungo:

«Ci si affeziona, quasi. È una grande emozione, come un piccolo figlio che si lascia andare.»

◉ MARIA ALBAI E VALENTINA ARGIOLAS, COOPERATIVA TERRA PINTA

◉ 17 CARRI, BUOI ACCOPPIATI, FIORI A TONNELLATE

Le Tracas

Prima del cocchio sfilano le tracas — carri agricoli tradizionali trasformati per un giorno in altari in movimento. Aprono la processione del 1° maggio.

Una traca del Campidano: carro agricolo trainato da buoi bianchi con ghirlande, decorato con cesti di fiori, frutta e tappeti tradizionali, scortato da donne in costume sardo

◉ NUMERO 2025

17

Tracas che hanno aperto la 369ª processione — da Pula, Villa San Pietro, Sarroch, Capoterra, Quartu, Elmas, Sinnai, Monserrato, Guasila, Settimo San Pietro, Domusnovas, Mogoro, Quartucciu.

◉ ORIGINE

Carri Agricoli

Nascono come modesti carri da lavoro, strumenti agricoli legati alla terra e al ciclo delle stagioni. Vengono trasformati in icone sacre mobili dal lavoro di intere comunità.

◉ POSIZIONE

Aprono il Corteo

Sfilano per prime, immediatamente dopo gli strumentisti di testa. Precedono di ore l'arrivo del cocchio dorato con il santo.

◉ LA DECORAZIONE

Fiori, Tappeti, Utensili — Opere d'Arte Effimere

Ogni traca è rivestita con fiori freschi di ogni specie e colore, intrecciati in ghirlande e disegni complessi che coprono la struttura del carro. Tappeti tradizionali drappeggiati sui fianchi, cesti di frutta, utensili agricoli disposti con intento scenografico: la traca diventa una natura morta semovente che racconta l'identità del comune da cui proviene.

La decorazione richiede giorni di lavoro collettivo: le donne preparano le ghirlande alla vigilia, gli uomini fissano la struttura, i bambini partecipano alla composizione finale. Quando la traca parte da Cagliari al mattino del 1° maggio, è il risultato di una coreografia che coinvolge decine di persone.

A fine giornata i fiori sono quasi tutti caduti sulla strada — diventando parte del tappeto floreale che insieme alla ramadura accompagna il passaggio del cocchio.

◉ NON SOLO SANT'EFISIO

Una tradizione diffusa in tutta l'isola

Le tracas non sono una peculiarità cagliaritana. Si trovano in tutta la Sardegna, accompagnando processioni di feste patronali — Sa Itria a Gavoi, San Costantino ad Ardauli, Sagra del Redentore a Nuoro. A Cagliari, nella cornice di Sant'Efisio, raggiungono però la loro massima espressione numerica e decorativa, complice la concentrazione di comunità partecipanti e la solennità dell'occasione.

I GRUPPI FOLK CHE LE PORTANO →

◉ LA COPPIA CHE TRAINA IL SACRO

I Buoi Bianchi

I buoi bianchi con ghirlande di garofani che trainano il cocchio di Sant'Efisio

◉ MANTO

Bianco

Selezionati con manto integralmente bianco e corna dorate. Simbolo di purezza nella tradizione mediterranea.

◉ ORNAMENTI

Ghirlande

Il capo e le corna sono ornate con ghirlande di fiori, principalmente garofani rossi e bianchi, intrecciate la vigilia.

◉ ADDESTRAMENTO

Mesi

Preparati per mesi a tollerare folla, spari dei Miliziani, musica, applausi — senza spaventarsi né deviare dal passo.

◉ 370ª EDIZIONE · I DEBUTTANTI

«Ti stimu» e «Po' cantu bivu»

Per la 370ª edizione, due nuovi buoi debuttanti erano stati selezionati per trainare il cocchio: «Ti stimu» ("Ti stimo") e «Po' cantu bivu» ("Per quanto vivo"). Sono stati benedetti il Lunedì dell'Angelo (6 aprile 2026) al termine della processione votiva alla Cattedrale, secondo la tradizione che da fine Settecento accompagna l'avvicinamento alla festa.

Sono allevati dalla famiglia Cabras di Monserrato, alle porte di Cagliari, che da oltre trent'anni — dal 1992 — custodisce l'allevamento dei buoi del cocchio. Una tradizione familiare di cura, selezione e addestramento che si tramanda tra generazioni.

◉ 370ª EDIZIONE · MODALITÀ DEFINITIVA

Niente buoi in tutto il pellegrinaggio — il cocchio resta a Stampace

Quattro focolai di dermatite nodulare contagiosa dei bovini nel Sarrabus — Muravera, Villaputzu e Ballao il 29 aprile 2026, 215 capi abbattuti — innescano la zona UE di restrizione di 50 km che copre Cagliari fino a Giorgino. Lo stop di Regione e ASL all'utilizzo dei buoi a Cagliari porta l'Arciconfraternita, la sera del 29 aprile, a una decisione drastica: niente buoi in tutto il pellegrinaggio, neppure da Capoterra a Nora dove il vincolo non sarebbe operativo. La maggioranza dell'Arciconfraternita: «se non a Cagliari, meglio una processione che non li contempli in nessun modo».

Come si muove il santo il 1° maggio:
· dalla chiesa di Stampace fino al viale La Plaia il simulacro è portato a spalla dai confratelli;
· dal viale La Plaia in poi, su un cabinato trasparente della Croce Rossa — lo stesso utilizzato sei anni prima durante il Covid;
· da Capoterra a Nora, su un furgoncino.
Il cocchio dorato resta nella navata di Stampace; le 10 tracas su 16 sono disposte staticamente lungo il percorso urbano come esposizione vivente.

Non è la prima volta che il cocchio cambia forma: era già accaduto nel 1916 e 1918 (Grande Guerra), 1943 (furgoncino del latte Gorini), 2020-21 (lo stesso cabinato che torna oggi). Il voto si scioglie comunque.

◉ IL MISTERO DELLA DOCILITÀ

Un fatto che la tradizione popolare considera prodigioso

Chi osserva la processione nota una circostanza che ritorna ogni anno: nonostante la folla ai bordi della strada, i fischi, gli applausi, le salve di fucile dei Miliziani sparati a pochi metri, i buoi non si spaventano. Procedono per 100 km andata e ritorno mantenendo un passo calmo e regolare. La tradizione cagliaritana lo interpreta come segno che il santo stesso calmi gli animali. Gli addestratori parlano piuttosto di mesi di paziente abituazione controllata — ma ammettono che il comportamento degli animali durante la festa resta inspiegabilmente pacato rispetto a quello in qualsiasi altra circostanza.

◉ ULTIMI GIORNI DI APRILE ◉ NEL CANTO DEI GOCIUS

La Sistemazione del Cocchio nella Navata

Pochi giorni prima della partenza, il cocchio di gala viene sistemato lungo la navata della chiesa di Sant'Efisio a Stampace. È un gesto antico, compiuto con attenzione e devozione, accompagnato dal canto polifonico tradizionale dei gocius — i versi sacri della tradizione cagliaritana che invocano il Martire Guerriero.

◉ EDIZIONE 2026

Per la 370ª edizione la sistemazione si è svolta la mattina del 26 aprile 2026, seguita dalla consegna degli stendardi ai quattro plotoni di miliziani e, nel pomeriggio, dalla consegna della bandiera al Terzo Guardiano Gianluigi Puddu.

◉ VIGILIA ◉ 30 APRILE

La Vestizione

Il giorno prima della festa, il cocchio e il simulacro vengono preparati attraverso un rito scandito da tre momenti distinti. È il passaggio che trasforma un manufatto sacro in macchina in movimento.

La vestizione del simulacro di Sant'Efisio il 30 aprile alle ore 10: il Terzo Guardiano addobba la statua con ex voto, collane d'oro e gioielli del XVIII secolo offerti dai fedeli come grazia ricevuta
  1. ORE 10

    Ornamento con gli Ori Votivi

    Il simulacro ligneo di Sant'Efisio viene addobbato con i gioielli d'oro ed ex voto offerti dai fedeli nei secoli: collane, medaglie, spille, rosari in oro. Ogni pezzo racconta una grazia ricevuta. Alcuni risalgono al XVIII e XIX secolo. Il rito si svolgeva a porte chiuse in sagrestia fino a una decina di anni fa: oggi avviene in piazzetta, davanti ai fedeli.

    Solo due gesti sono prestabiliti: l'Alter Nos appone la palma d'oro, il Terzo Guardiano il medaglione n. 159. Tutti gli altri ori vengono apposti da fedeli scelti uno per uno, al momento, dal Tesoriere Ignazio Costantino tra il pubblico in piazzetta. Subito dopo, in sagrestia, i gioielli vengono fissati con uno spago di nylon trasparente — sarà tagliato con forbicine a Giorgino, prima del passaggio agli argenti, con grandissima cautela per non intaccare la pellicola pittorica della statua.

  2. ORE 12

    Messa di Intronizzazione

    Santa Messa solenne durante la quale il simulacro viene insediato nel cocchio. È il momento in cui la statua e il carro processionale diventano un'unità rituale indivisibile per i quattro giorni a venire.

  3. ORE 21

    Veglia di Preghiera

    L'ultimo atto prima della grande processione: la chiesa di Stampace si riempie di fedeli per la veglia notturna. Si recita il rosario, si cantano i gòcius, si aspetta l'alba del 1° maggio.

Vedi il programma completo 1–4 maggio per le tappe dei giorni successivi.

◉ 4 MAGGIO ◉ 23:30

Il Rientro a Stampace

La sera del 4 maggio, dopo quattro giorni e circa 100 km di cammino tra andata e ritorno, il cocchio fa il suo ingresso a Stampace intorno alle 23:30. La via si riempie di fedeli che attendono il passaggio finale. All'arrivo in chiesa il Presidente dell'Arciconfraternita legge la formula che certifica lo scioglimento del voto — il rito liturgico vero e proprio è avvenuto la mattina del 3 maggio a Nora con il Pontificale solenne dell'Arcivescovo, qui se ne dà comunicazione formale all'Alter Nos e ai fedeli (vedi la distinzione).

Poi, quando la porta della chiesa si richiude, si ascolta il saluto popolare: «A atrus annus!» — all'anno prossimo. Il cocchio torna immobile nella sua posizione di custodia, e comincia l'attesa di 361 giorni.

COSA SIGNIFICA "A ATRUS ANNUS" ↗

Domande Frequenti

Di che epoca è il cocchio? +

Fattura settecentesca, legno intagliato e dorato a foglia su bolo rosso. Stile tardo barocco. Custodito nella Chiesa di Sant'Efisio a Stampace tutto l'anno, esce solo per i 4 giorni della festa.

Chi lo traina? +

Una coppia di buoi bianchi con le corna dorate, selezionati e addestrati appositamente per la processione. Passo lentissimo, per rispettare solennità e fragilità del cocchio.

Posso vederlo fuori dalla festa? +

Sì. La Chiesa di Sant'Efisio a Stampace è aperta al pubblico tutto l'anno negli orari di culto. Il cocchio è visibile all'interno.

Perché i buoi non si spaventano? +

Tradizione popolare: il santo calma gli animali. Spiegazione degli addestratori: mesi di abituazione controllata. In ogni caso, il loro comportamento resta pacato in modo inconsueto rispetto a qualsiasi altra circostanza di loro vita.

Sezioni correlate

Dove il cocchio si custodisce, chi lo accompagna, le sue tre giornate sul percorso.